Questo martedì verrà ricordato come una giornata di sangue a Taranto, e non sarà solo sangue di colpevoli ma anche di innocenti, come quello di un bambino indifeso di tre anni che riposava tra le braccia di suo padre. L'omicidio è avvenuto sulla statale ionica 106 mentre l'intera famiglia Orlando si stava recando presso il carcere con la propria auto. La vettura era guidata da Carla Maria Fornari, al suo fianco c'era Cosimo Orlando, compagno di lei e il piccolo Domenico che era seduto sopra il padre. I due figli più grandi della coppia erano seduti sui sedili posteriori e proprio per questo si sono salvati. Sono stati 15 colpi d'arma da fuoco a porre fine alle loro vite, sparati da distanza ravvicinata. Anche il figlio più piccolo è rimasto crivellato dai colpi.

La storia di Orlando

La giovane coppia aveva già avuto a che fare con la criminalità tarantina, Carla era una vedova di mafia. Il suo compagno venne ucciso per motivi di droga in un agguato nel 2011. Anche Cosimo Orlando era stato coinvolto nel traffico di droga come il suo precendete marito. Attualmente era in stato di libertà vigilata grazie ad un permesso. Orlando era vicino al clan dei Putignano di Poggiardo.

Le indagini

Le piste seguite dagli inquirenti sono due: la prima porta a Giuseppe Coronese e al suo Clan di Massafra rivali dei Putigliano. Il boss probabilmente non voleva che Orlando si reinserisse dopo il periodo di detenzione nel business della droga e delle estorsioni ora nella mani di Coronese. La seconda pista invece porta alla moglie Claudia, che potrebbe essere stata punita per aver testimoniato al processo dell'omicidio del suo primo marito, processo che ha portato in primo grado alla condanna all'ergastolo per 3 uomini; ma questa pista è ritenuta improbabile.
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