La notizia è di quelle destinate a provocare forti ripercussioni sociali in tutto il mondo: una legge entrata in vigore in Uganda condanna l'omosessualità come reato punibile anche con l’ergastolo.
La nuova disposizione approvata dal Parlamento ugandese è stata firmata alcuni giorni fa dal presidente Yoweri Museveni e si tratta del primo caso in assoluto in cui viene prevista una pena così severa, nonostante nel continente africano, siano particolarmente numerosi gli Stati dove gli omosessuali vengono perseguitati e fatti oggetto di discriminazione.
La nuova legge imporrà la denuncia obbligatoria e c'è da aspettarsi delle conseguenze da clima di terrore e di violenza: già alcuni quotidiani ugandesi hanno pubblicato nomi e fotografie di persone omosessuali.
Il presidente Museveni ha giustificato l'introduzione della nuova legge, usando come pretesto alcuni studi di un'equipe di scienziati che hanno escluso l'esistenza di prove, secondo cui l'omosessualità sia da ricondursi a cause genetiche.
Secondo le associazioni per la tutela dei diritti LGBT (lesbica, gay, bisessuale e trans) la discriminazione in Africa nei confronti dell'omosessualità sta assumendo contorni drammatici: sono 83 i Paesi nel mondo che hanno introdotto delle norme discriminatorie e di questi, ben 38 appartengono al continente africano.
Si attende ora la reazione sul piano internazionale: gli USA hanno già annunciato che verranno riviste le relazioni con il governo ugandese e la Banca Mondiale ha già provveduto a congelare un prestito da 90 milioni di dollari che doveva servire a migliorare il sistema sanitario dell'Uganda.