Sono passati ormai due mesi da quando, la notte dell'8 Marzo 2014, il volo MH370 Malaysia Airlines è scomparso a meno di un'ora dal decollo da Kuala Lumpur, in direzione Pechino, con 227 passeggeri a bordo e 12 membri dell'equipaggio. Il mondo verrà a conoscenza della scomparsa dell'aereo soltanto diverse ore dopo, mentre con ancora più in ritardo sono state diffuse le prime notizie ufficiali sulle indagini in corso e le informazioni in possesso delle autorità, e probabilmente non sapremo mai cosa sia davvero successo quella notte.

Ad oggi, nonostante continuino le ricerche in cui sono coinvolte diverse Nazioni e decine di mezzi, non sono stati ancora ritrovati né il relitto né alcun frammento dell'aereo o del suo contenuto. La stessa compagnia aerea, la Malaysia Airlines, sta chiudendo in questi giorni i centri di assistenza alle famiglie dei passeggeri scomparsi, dove fino ad oggi i parenti delle vittime erano rimasti nella disperata attesa di qualche notizia concreta, qualcuno ancora con la speranza di poter ritrovare in vita i propri cari.

Le costose operazioni di ricerca si stanno concentrando nella remota area dell'Oceano Indiano in cui è più plausibile sia avvenuta la caduta dell'aereo, in base ai dati incrociati relativi agli ultimi segnali inviati al satellite Inmarsat. la probabile velocità del velivolo ed il carburante residuo.

Quello che sembra certo finora, infatti, è che l'aereo, dopo aver progressivamente interrotto (volontariamente?) i contatti ed essere scomparso dai radar, abbia invertito la propria rotta verso sud-ovest, continuando a volare per diverse ore fino a precipitare in mare una volta terminato il carburante.

L'ultimo segnale venne registrato 7 ore dopo il decollo e lo schianto con la superficie dell'Oceano si ipotizza possa essere avvenuto a circa 1500 km dall'Australia. In questa zona sono stati rilevati dopo circa un mese alcuni segnali, probabilmente provenienti dalle scatole nere dell'aereo in prossimità della scadenza delle loro batterie, che stanno tuttora indirizzando le ricerche sul fondale oceanico tramite i sottomarini telecomandati Bluefin-21.

La missione per svelare quello che è probabilmente il più grande mistero dell'aviazione civile, sul quale circolano le ipotesi e le cospirazioni più fantasiose, sembra destinata però ad essere molto costosa e probabilmente a non dare risultati nel breve termine, soprattutto se paragonata con quella che ha portato al ritrovamento delle scatole nere del volo Air France 447 soltanto due anni dopo il disastro aereo; in questo caso, però, l'aereo aveva continuato a comunicare con le stazioni di terra e dopo pochi giorni era già iniziato il recupero di corpi e resti dell'aereo.

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