Se ne era già avuto sentore a pochi giorni dalla misteriosa scomparsa del volo MH370 quando - tra una ridda di speculazioni astruse e bizzarre, che andavano dalla vendetta del pilota per motivi politici sino all'intervento degli alieni - qualcuno aveva avanzato l'ipotesi che si trattasse di un operazione di spionaggio industriale di Israele.


Gli Israeliani (girava la notizia che un aereo del tutto simile a quello della Malaysia Airlines fosse celato in un capannone già alcuni mesi prima della scomparsa del MH370 con 239 passeggeri a bordo) avrebbe organizzato - sempre secondo le voci di Media non allineati e siti, cosiddetti, "cospirazionisti" - la sparizione dell'aereo di linea per rapire i venti esperti della "Freescale Semiconductor" a bordo del volo MH370, al fine di ottenere la tecnologia di difesa più avanzata d'America.


Sebbene apparisse alquanto strano che gli 007 con la stella di Davide avessero potuto compiere un atto di "pirateria" contro gli alleati di sempre, e che le potenti organizzazioni di controspionaggio americano non si fossero accorte di quanto si stava preparando sotto il loro naso, il giornalista giapponese Yoichi Shimatsu, editorialista del Japan Times Weekly, si era detto certo che fossero stati proprio gli israeliani a "rapire" il volo MH370, confinando o assassinando Philip Wood, l'americano a bordo del MH370, un probabile agente della DIA.


Anche le affermazioni di Shimatsu apparivano comunque come mere speculazioni, non fortificate da prove. Una voce fuori dal coro, insomma, alla quale ora però si aggiunge quella - proporzionalmente più attendibile - dell'ex primo ministro malesiano Mahathir Mohamad che accusa la CIA e la Boeing di non avere rilasciato tutte le informazioni sulla scomparsa dell'aeromobile.
Mahathir non incolpa direttamente l'intelligence israeliana, ma punta il dito sul silenzio sospetto della CIA, presumibilmente rea di celare informazioni sull'accaduto: forse l'ex primo ministro pensa che l'Agenzia sia in qualche modo coinvolta, in quanto sostiene che la stessa sia in grado di poter attivare il controllo remoto su aeromobili in caso di attacco terroristico. Perché in questo caso non potrebbe averlo fatto?


Mahathir ha riassunto le sue tesi nella lapidaria frase "gli aerei non scompaiono, tutto ciò che sale deve scendere", aggiungendo laconicamente "L'aereo è da qualche parte, magari senza le marcature della MAS [Malaysia Airlines]", una frase quest'ultima che sembra riprendere, in parte, quel suggerimento della prima ora su un velivolo identico nascosto in qualche capannone israeliano prima della scomparsa. A meno che non si riferisca indirettamente al rumor che vorrebbe il velivolo della Malesia deviato verso la base USA di Diego Garcia.


Last but not least, tra le teorie meno balzane, quella del giornalista USA Nigel Cawthorne, il quale assicura che il MH370 della Malaysia Airlines sia stato colpito nel corso di un'esercitazione militare congiunta tra Stati Uniti e Thailandia e che tutto sia stato messo a tacere. Ustica docet.

Quasi a voler silenziare le troppe voci che si vanno moltiplicando sul volo scomparso, il Governo malese ha deciso di pubblicare i dati satellitari che sono stati utilizzati per determinare che MH370 è precipitato nell'oceano Indiano meridionale, rilevamenti elettronici che continuano però a "fare ai cozzi" con l'assenza totale di rottami, scatole nere o quant'altro.

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