La magistratura continua ad indagare sugli appalti pubblici italiani che, col passare dei, mesi sembrano sempre più macchiati dall'illecito. A frinire nel tormento è stavolta il noto imprenditore Diego Anemone all'interno dell'inchiesta sul G8 e i grandi appalti. È stato posto sotto sequestro il "Salaria sport Village" dell'imprenditore.
Sequestrato "Salaria sport Village" dal valore di 200 milioni
Sequestrato un villaggio sportivo dal valore ipotecale di duecento milioni euro, un danno ingente per Anemone. I sigilli per l'imprenditore, che sembra abbia avuto aperta la via favorevole per gli appalti del G8, sono giunti in via preventiva per tagliare i fondi alle attività illecite.
Il tribunale della capitale giustifica il sequestro affermando che l'imprenditore era "dedito a traffici delittuosi" proseguendo che l'ambito preferito per compiere questi reati era quello istituzionale e, ovviamente, era appoggiato "da esponenti degli enti pubblici".
Villaggio pagato con i soldi degli appalti
Il villaggio, secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza, sarebbe stato ristrutturato e ampliato con i soldi illeciti degli appalti affidati all'imprenditore da Angelo Balducci. La somma di questi appalti arriva a toccare i 450 milioni di euro; si parla di gare d'appalto che rientrano in un lasso temporale di ben dieci anni: dal 199 al 2009.
Per il tribunale è "illecito reiterato"
Il capo d'accusa principale che pende sull'imprenditore Anemone e quello di "illecito reiterato", infatti, l'imprenditore avrebbe commesso illeciti, portandoli a termine, ripetutamente nel tempo e senza pause.
Il procuratore capo del tribunale di Roma afferma che è vitale aggredire i patrimoni illeciti, soprattutto "per evitare che ciò che è nato dall'illecito eviti di inserirsi nel tessuto del mercato italiano alterandone la libera concorrenza".