Come è accaduto per l'Expo si allarga a macchia d'olio l'indagine sul Mose. Dopo quello di Brunetta, tirato in ballo anche il nome di Gianni Letta. Sembra che l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel governo Berlusconi sia ritenuto da tutti il 'direttore' del traffico illecito che vede protagonista il Mose, ma ad ora non risulta tra gli indagati.

L'ombra su Letta sul Mose

Si parte da una rivelazione fatta il 17 settembre scorso da Piergiorgio Baita, ai magistrati, in cui afferma "Letta è un'assicurazione sulla vita".

Le accuse pensatissime arrivano da un verbale riempito con le parole dell'ex amministratore delegato della Mantovani che costringeranno i magistrati ad ascoltare, all'interno dell'inchiesta Mose, anche l'ex sottosegretario di Stato che dovrà chiarire perché è ritenuto all'unisono 'un'assicurazione sulla vita' e ' il dirigente del traffico'.

I verbali di Baita

Dai verbali dell'ex amministratore delegato della Mantovani si legge "Non so se Letta abbia ricevuto soldi. Però, è girata la voce che l'incarico di unico progettista affidato alla Techintal servisse a questo scopo". Baita afferma che nel 2003 quando la Mantovani sostituì nella costruzione del Mose l'Impregilo: "Letta non chiese versamento di soldi in suo favore.

Ma piaceri come l'affidamento dei sub-appalti ad aziende da lui designate. Ci chiese di affidare un appalto senza ribasso a Treporti ad un'azienda di Roma, la Cerami".

Oltre a questa richiesta Gianni Letta avrebbe preteso che la Mantovani facesse lavorare Lunardi, ex ministro delle Infrastrutture che fu condannato nel 2006 ad una penale di 2,7 milioni di euro per responsabilità amministrativa, il tutto per aver senza autorizzazione rimosso il presidente dell'Anas. Il favore di ricambio verso Letta da parte della Mantovani fu quello di affidare ad una società di Lunardi un appalto per la prosecuzione della A27 a prezzo pieno, senza chiedere sconti.