Quando la polizia ha fatto irruzione nell'appartamento segnalato da alcuni condomini di un edificio di Bangkok, in Thailandia, si è trovata di fronte una sorta di "catena di montaggio" di neonati: ben nove bambini - sei maschi e tre femmine - e altrettanti madri "surrogate" che cedevano il proprio utero in affitto per portare avanti la gravidanza e lasciare poi che i bambini fossero portati altrove. I piccoli sono stati subito affidati ad un istituto, mentre gli inquirenti hanno scoperto che quell'organizzazione era gestita da un giapponese, Mitsutoki Shigeta, 24 anni, guarda caso partito per Macao in tutta fretta qualche giorno prima dell'irruzione delle forze dell'ordine.

Quest'uomo, dal 2012, ha effettuato ben 65 viaggi di andata e ritorno veloci dalla Thailandia verso altri Paesi limitrofi. Si è scoperto che negli ultimi mesi è addirittura partito tre volte da Bangkok verso la Cambogia con tre bambini. Si sospetta che il 24enne gestisse un traffico clandestino di bambini per venderli a genitori che ne avrebbero "commissionato" la nascita o addirittura sarebbe inserito in un giro illegale di cellule staminali. Negli ultimi tempi è scomparsa anche una donna giapponese, fuggita pure lei poco prima dell'arrivo della polizia nel condominio di Bangkok.

Gli investigatori non sanno se tutti i nove bambini trovati siano figli "biologici" del 24enne che avrebbe potuto donare il suo seme per concepire i neonati da consegnare poi in giro per il mondo. In difesa del nipponico è intervenuto il suo legale, il quale ha affermato che i neonati, in totale, sono 14 e sono figli biologici del suo assistito. L'avvocato ha affermato che il giovane è partito improvvisamente perché starebbe cercando nuovi imprenditori ai quali affidare la sua azienda. La polizia, però, non si fida della dichiarazione del legale e continua ad indagare e a dare la caccia a Shigeta. Per avere la certezza che i neonati rinvenuti fra le braccia di varie madri "surrogate" siano realmente nati dal suo seme, è stato disposto il test del Dna su tutti i bambini.