Quest'oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con una telefonata, esattamente come avevano fatto ieri il Presidente della Camera Boldrini e quello del Senato Grasso, sulle loro pagine Facebook, esprime la sua vicinanza e il suo incoraggiamento a don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, per le minacce di morte che Totò Riina gli ha rivolto. In questi giorni, infatti, è venuta alla ribalta parte dell'intercettazione del dialogo avvenuto nel lontano 14 settembre 2013, nel carcere di Opera, tra il boss di Corleone Totò Riina e il boss della Sacra corona unita Alberto Lorusso, con le minacce di morte nei confronti del sacerdote.

Il capo di Cosa Nostra ammette di essere "sempre agitato" a causa dell'operato che Libera compie da quasi 20 anni, nel coordinare le associazioni che gestiscono i beni confiscati alla mafia e si scaglia contro il suo fondatore, paragonandolo a don Pino Puglisi, il sacerdote palermitano ucciso nel 1993 dalla mafia per il suo impegno nel quartiere di Brancaccio. Per Riina non ci sarebbero differenze tra i due sacerdoti ed, infatti, dice "Questo prete è una stampa e una figura che somiglia a padre Puglisi…Ciotti, Ciotti, putissimu pure ammazzarlo".

A farlo andare su tutte le furie è sentire in tv che la Chiesa vuole rilanciare il messaggio di don Puglisi, in occasione della sua beatificazione. Inutile dire che gli investigatori della Dia di Palermo, che hanno ascoltato in diretta le parole del boss, hanno messo in atto nuove misure di sicurezza, per proteggere don Ciotti, facendo partire una nota riservata al Viminale ed allertando la procura antimafia.

Il prete non è stato subito messo al corrente del contenuto dell'intercettazione, ma una sua collaboratrice ha detto che "strani messaggi sono arrivati a lui e a Libera". Quando, poi, ne è venuto a conoscenza, ha dichiarato: "Per me l'impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi.

Al suo richiamarci a una 'fame e sete di giustizia' che va vissuta a partire da qui, da questo mondo". Inoltre, sottolinea che "la mafia non è solo un fatto criminale, ma l'effetto di un vuoto di democrazia, di giustizia sociale, di bene comune". Per don Ciotti queste minacce sono la prova dell'incisività dell'impegno di tutti coloro che collaborano con Libera, per essere al fianco dei familiari delle vittime di mafia e di chi è caduto nella tela della criminalità e vuole tornare a collaborare con la giustizia. Riferendosi a don Puglisi, il fondatore di Libera dice che non osa lontanamente paragonarsi a lui, visto che si sente "un uomo piccolo e fragile", riconoscendosi in una Chiesa che "interferisce".

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