È tristemente noto che, in questi giorni, nel nord dell'Iraq sta divampando un conflitto che vede le forze islamiste dell'Isis (Stato Islamico dell'Iraq e della Siria) perseguitare le minoranze etniche e religiose stanziate in quella zona. Papa Francesco si è mobilitato con tutti i mezzi a sua disposizione per richiamare l'attenzione della comunità internazionale, oltre che di tutti fedeli, su tale situazione. Sono, infatti, già due i tweet in cui il Sommo Pontefice chiede ai propri followers, con i suoi consueti toni garbati, le preghiere per i cristiani iracheni, per le comunità perseguitate e "per tutti coloro che sono costretti a lasciare la loro casa in Iraq".

Inoltre, ha anche provveduto alla nomina del suo inviato personale, il cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, con l'obiettivo di esprimere la sua vicinanza spirituale alle popolazioni che soffrono e portare loro la solidarietà della Chiesa, oltre ad un non trascurabile contributo economico. A giorni, infatti, il porporato si recherà in Kurdistan, l'area 'calda' del conflitto, per manifestare alle autorità delle zone dilaniate l'interesse e la preoccupazione del Santo Padre.

È oramai dal 5 giugno scorso che le forze islamiste dell'Isis, sotto la guida di Abu Bakr al Baghdadi, hanno iniziato l'avanzata per la costituzione di un "califfato" dell'Iraq e della Siria. Molte sono state già le città conquistate ed annesse a questo "impero". Dal 3 agosto, i miliziani stanno concentrando le loro mire espansionistiche su numerose città del nord dell'Iraq, provocando un numero sempre maggiore di sfollati, morti e feriti.

La 'missione' dell'Isis è la caccia al "diverso": qualsiasi minoranza etnica o religiosa renderebbe, infatti, "impuro" il presunto califfato. Nei giorni scorsi, lo Stato Islamico ha dichiarato, tramite siti jihadisti, che continuerà l'offensiva per perseguire la "pulizia etnica".

A difesa della zona nord dell'Iraq, si sono schierati i Peshmerga - milizie della minoranza curda stanziata nella regione settentrionale del Paese - ai quali si è unito anche un nucleo di combattenti provenienti dalla Siria e dalla Turchia.

Il presidente americano Barack Obama ha autorizzato due raid aerei contro le postazioni dell'Isis; due bombardieri FA 18 hanno, infatti, sganciato proprio quest'oggi due bombe a guida laser contro pezzi di artiglieria mobile, in prossimità di Erbil. Il presidente degli U.S.A. si è detto interessato ad evitare il genocidio di cristiani e yazidi, oltre che a proteggere il personale americano presente in zona. Il nostro ministro degli Esteri Federica Mogherini si dichiara favorevole all'intervento americano, esattamente come il primo ministro britannico Cameron; entrambi, però, non manifestano nessuna intenzione di prendervi parte attivamente.

Pronto a collaborare alle azioni di forza è, invece, il presidente francese Hollande. Intanto, giunge perentorio il monito del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che chiede a chiare lettere il sostegno da parte della comunità internazionale al governo iracheno, condannando le violenze dell'Isis e la "persecuzione" delle minoranze religiose in Iraq. A conferma di una volontà comune di pace, arriva un ulteriore tweet del Papa: "Signore, ti preghiamo di sostenere coloro che in Iraq sono privati di tutto.", una preghiera universale, senza distinzioni di religione o di etnia!

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