Ormai da tempo volto noto del piccolo schermo, Roberta Bruzzone, di Finale Ligure, che svolge la non facile professione di criminologa, ha risposto nei giorni scorsi ad alcune domande sul mistero Elena Ceste nella trasmissione Rai "Porta a porta" ponendo in luce alcuni vizi logici nella condotta del marito Michele Buoninconti. Bisogna riconoscere che al momento, al 29 ottobre 2014, non sono emerse alternative credibili al marito, nel ruolo di carnefice ferito dall'incauta confessione dei tradimenti della donna, ma ovviamente non si procede per esclusione nelle indagini: quello che serve sono le prove provate capaci di fugare ogni dubbio.





Roberta Bruzzone ha voluto esaminare la scena del ritrovamento del corpo, sotto i rovi dell'ormai tristemente famoso canale di scolo in località Chiappa. La criminologa è partita da un dato a tutti chiaro: in quel canale nessuno può trovare la morte per annegamento, anche volendo. L'acqua è troppo bassa. E' passata poi ad alcuni interessanti tic verbali di Michele Buoninconti che subito scelse - forse inconsciamente - il tempo passato per fare riferimento a Elena Ceste. Francamente sembra un rilievo molto raffinato, ma poco probante.

Questa scelta può configurare un indizio, ma solo da un punto di vista meramente psicologico, che va ad aggiungersi ad altri. Ricordiamo, per completezza di informazione, che l'uomo non solo seguita a definirsi non colpevole, ma incassa da settimane il pieno sostegno dei familiari tutti.

Nessuno, tra i parenti più stretti, crede che il vigile del fuoco 44enne possa essere capace di compiere gesti del genere, soprattutto verso la madre dei suoi figli, che sono poi le vere vittime della morte di Elena Ceste, dato che ancora piccoli, dai 6 agli 11 anni, si dovranno rassegnare a crescere senza una mamma: una lacuna non indifferente a livello psicologico.

Una frase rivelatrice o solo una svista?

Il giorno della sparizione della donna a Michele Buoninconti è inoltre attribuita una frase inquietante "Tanto Elena non può più rispondere", ma va precisato che deve comunque essere chiarito cosa voleva veramente affermare con tale espressione. Clamorosa appare però un'incongruenza circa i vestiti della defunta che secondo la tesi di Michele Buoninconti sono stati appoggiati su terriccio fangoso nel cortile di casa. Perché dunque gli abiti non hanno tracce di questo? Roberta Bruzzone ha evidenziato che tali abiti sono risultati perfettamente puliti. Viene quindi da pensare a un tentativo davvero maldestro di motivare la nudità del cadavere, ma a dire il vero non ha mai troppo convinto la tesi che quella fatidica mattina Elena Ceste sia uscita dal cancello di casa completamente nuda o quasi e perfino sprovvista degli indispensabili occhiali, dato che lei lamentava una miopia significativa. L'unica spiegazione accettabile sarebbe che era impazzita o drogata, ma almeno sulla seconda circostanza saranno gli esami tossicologici a fugare i dubbi.
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