Ancora emergenza Ebola, il virus che simboleggia la nuova epidemia, l'epidemia del XXI secolo, non si arresta. L'attenzione mondiale è rivolta alle condizioni sempre peggiori di Thomas Duncan, il liberiano che ha portato l'Ebola nello stato americano del Texas. L'uomo, che rappresenta tra l'altro il primo caso di Ebola negli Stati Uniti d'America, giunto negli States e ricoverato a Dallas, aveva fermamente negato di aver avuto alcun tipo di rapporto, in Africa, con persone affette dalla terribile malattia.

Il liberiano aveva omesso di aver aiutato a trasportare in ospedale, solamente quattro giorni prima, la figlia di alcuni suoi amici, incinta e colpita già da questa patologia. Questa falsa dichiarazione potrà costargli molto caro a livello giuridico. Intanto le sue condizioni sono passate, nell'arco di poche ore, da gravi a fortemente critiche. Mentre in America dilaga la paura, mentre gli USA tremano e temono nuovi contagi (1000 presunti contagi sono stati smentiti nelle ultime ore), l'Europa tira un sospiro di sollievo.

Migliorano infatti i due casi europei. Sono stati dimessi i pazienti che avevano allarmato il "vecchio continente", la donna francese membro dell'associazione dei Medici Senza Frontiere che aveva contratto il morbo in Liberia ed il senegalese curato ad Amburgo. L'ebola, causa di una febbre emorragica mortale, spopola in Africa e si diffonde molto velocemente.

Scoperto il virus nel 1976 si è cominciato a diffondere a partire dall'aprile scorso.

I paesi più colpiti sono la Nuova Guinea, la Sierra Leone e la Liberia, e il bilancio dei morti in Africa sale a 3431. L'Italia sembra non essere un paese a rischio. Non è passato inascoltato l'appello di Papa Francesco il quale aveva chiesto un aiuto internazionale per far fronte a questa epidemia. Notizie positive, infatti, giungono dalla sfera scientifica: i medici di tutto il mondo guardano con speranza allo ZMapp, un farmaco giapponese, variante del vaccino somministrato l'anno scorso contro l'influenza virale, possibile cura dell'Ebola.

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