Ormai è ufficiale. Un nuovo contagio di ebola, il virus che sta terrorizzando il mondo, si è verificato nei giorni scorsi negli Stati Uniti. Contagiata l’infermiera del “paziente zero”, Thomas Duncan, morto a Dallas, in Texas [VIDEO]. L’ebola contagia anche sul territorio nazionale americano, quindi. Ma soprattutto l’ebola contagia un’infermiera che avrebbe sempre indossato indumenti di protezione completa. Stando a quanto riferiscono le fonti ufficiali. Non è stato diffuso il nome della donna contagiata, che ora si trova in isolamento. I famigliari hanno chiesto “massima privacy”. 

Violato il protocollo di sicurezza

Nei prossimi giorni potrebbero verificarsi altri casi di contagio.

Lo rivela Thomas Frieden, direttore del Centro per la Prevenzione ed il controllo della Malattie di Atlanta. Durante l’incubazione dei reni nella dialisi del "paziente zero", infatti, sarebbero state violate le norme di sicurezza fissate dal protocollo. Così l’infermiera sarebbe venuta in contatto con il virus e così altri operatori sanitari potrebbero essere stati contagiati dal virus. Obama è subito corso ai ripari, chiedendo “misure aggiuntive” per dare agli ospedali americani i mezzi necessari per rispettare il protocollo di sicurezza ed evitare altre fughe del virus.

Quanto è alto il rischio in Italia?

Il tasso di rischio di contagio per una nazione viene calcolato in base ai collegamenti aerei presenti sul territorio con i Paesi africani maggiormente colpiti dal virus.

Il Mobslab della Northeasten University di Boston, ha elaborato un modello di calcolo della diffusione del rischio basato proprio sui collegamenti aerei. L’Italia in questa speciale classifica è al 22esimo posto tra i Paesi europei, con meno del 10% di rischio. Bassi i rischi per il nostro Paese, insomma, che non è collegato direttamente con l’Africa, se non con la Nigeria, dove comunque il numero di contagi è relativamente contenuto. Ben diversa è la situazione per altri Paesi a noi vicini. In Francia il rischio di un contagio è al 30%. Addirittura si arriva al 50% in Gran Bretagna. I rischi di contagio, quindi, per l’Italia sono bassi. Ma i rischi di mortalità sono molto elevati. Un paziente contagiato su due muore.

E non esiste ancora una cura sicura.

Come fermare l’epidemia?

Ridurre o bloccare i voli posticiperebbe il contagio solo di due o tre settimana secondo i ricercatori di Boston. Un blocco dei voli comprometterebbe, però, anche la sicurezza di numerose zone nel territorio europeo e africano, che rimarrebbero tagliate fuori dagli aiuti sanitari. Il rischio di diffusione tramite i migranti che arrivano in Italia via mare, inoltre, è molto limitato. Il virus ha un periodo di incubazione di 21 giorni. Un migrante, perciò, morirebbe prima di arrivare in Italia. Inutili, quindi, gli allarmismi sull’emergenza immigrazione come possibile emergenza ebola. Per l’Organizzazione mondiale della Sanità l’unico modo per bloccare l’epidemia è agire direttamente in Africa.

Per bloccare l'epidemia bisogna fermare il contagio in Africa occidentale e investire fondi (mancano oltre 300 milioni di dollari) e competenze. Nel frattempo l’infermiera spagnola Teresa Romero, ricoverata a Madrid, sta mostrando segni di “leggero miglioramento”. Lo ha dichiarato il governo spagnolo. Mentre l’altra infermiera spagnola che aveva curato il missionario contagiato e morto il 25 settembre, è stata dimessa ieri dopo essere risultata negativa ai test. L’allarme non rientra, però. Sotto osservazione, solo in Spagna, altre 16 persone. Si riuscirà ad arginare il virus prima che si diffonda senza controllo in Italia, in Europa e nel mondo?