La realtà spesso pone innanzi ai grandi uomini parole difficili da dire, sembra proprio quello che sta accadendo ai membri dello staff della Casa Bianca nel caso di Cuba e dei suoi medici. La Cuba isolata e ancora sotto embargo, quella Cuba vista per decenni come la spina nel fianco del mondo occidentale, oggi è in prima linea contro l'Ebola. Paesi estremamente più ricchi hanno inviato meno risorse umane e mediche rispetto a Cuba, i suoi medici sono i più esposti, quelli che più si stanno prodigando per limitare il contagio nell'Africa occidentale. Questo è sotto gli occhi di tutti anche se non particolarmente conosciuto dai non addetti ai lavori. In Africa c'è un disperato bisogno di aiuto per creare strutture di isolamento, serve personale capace di effettuare diagnosi di contagio e che possa insegnare ai medici locali come mettere in pratica le corrette procedure. La situazione offerta da un pessimo coordinamento tra dirigenti cubani e americani rischia di aggravare ulteriormente le dimensioni della tragedia africana, gli Stati Uniti, infatti, hanno il materiale medico più tecnologicamente avanzato mentre i cubani sono la forza medica più numerosa presente nei Paesi colpiti.


L'Organizzazione Mondiale della Sanità è responsabile dei medici provenienti da Cuba, ma come dichiarato da alcune fonti, in caso di contagio non esistono procedure di evacuazione del personale cubano. Il coraggio dei medici provenienti dall'isola di Castro è già stato riconosciuto nel caso del terremoto di Haiti e delle epidemie sopraggiunte, come quella di colera che flagellò l'isola per mesi. In quel caso molti medici cubani tornarono in patria trasportando la malattia, nell'anno successivo Cuba fu colpita dal colera dopo un secolo che non accadeva. Cuba offrì aiuto agli Stati Uniti anche dopo l'uragano Katrina con una squadra medica pronta a partire, l'amministrazione statunitense declinò l'offerta. E così ora gli stessi medici sono inviati a 4500 km da Cuba, vicinissimi alle strutture mediche americane in Sierra Leone, e qui sembra che i rappresentanti degli Stati Uniti non se ne accorgano continuando a dispensare ringraziamenti e complimenti a tutti meno che a Cuba.


L'Organizzazione Mondiale per la Sanità ha reso noto che attualmente Cuba è disponibile a dispiegare 460 medici ed infermieri nei paesi dell'Africa Occidentale. Il primo gruppo di 165 che si aggiunge alla forza già presente, arriverà in questi giorni in Sierra Leone. Gli uomini inviati da Castro sono particolarmente adatti a lavorare in questi Paesi, molti di loro hanno già lavorato in Africa e quindi conoscono le difficoltà. José Luis Di Fabio, rappresentante dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato che l'embargo imposto a Cuba dagli Stati Uniti incide negativamente sullo sforzo del Paese per aiutare il mondo a frenare il contagio. L'aiuto cubano contro l'Ebola potrà far aumentare il riconoscimento internazionale nei confronti dell'isola ma difficilmente, con una campagna elettorale in corso negli USA, porterà all'immediato miglioramento dei rapporti con gli Stati Uniti.
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