La residenza curda ha lanciato l'allarme: i raid non bastano. L'Occidente ci aiuti. La città siriana di Kobane, al confine con la Turchia, a poca distanza dal paese del premier turco Recep Tayyip Erdoğan, sta subendo l'assedio da una settimana. Qualche giorno fa i miliziani dell'Isis comandati da Abu Bakr al-Baghdadi sono riusciti ad entrare nella periferia. Ankara ha deciso di dispiegare truppe al confine, ma i partiti del Kurdistan hanno chiesto altri raid da parte della coalizione occidentale.

La decisione di Ankara potrebbe tuttavia arginare l'Isis che al momento ha trovato truppe poco preparate. La conquista della parte sud di Kobane, come hanno affermato i miliziani nei video divulgati su internet, è avvenuta dopo settimane di assedio e ha provocato la fuga di 160 mila curdi verso la Turchia. Secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani, i jihadisti sono arrivati venerdì dopo il lancio di 60 razzi ch si sono abbattuti sulla città.

I curdi stanno resistendo a sud-est di Kobane, utilizzando cecchini. A resistere agli jihiadisti, i combattenti curdi, vi sono molte donne. Ora la città è diventata simbolo della strenua lotta della minoranza curda dopo il gesto di Arin Mirkan, comandante della Ypg (Unità di protezione popolare curda) e madre di due figli si è fatta saltare in aria per non cadere nelle mani dell'Isis. La ragazza, finite le munizioni, ha preferito morire piuttosto che cadere in mano dello Stato Islamico.

La notizia è stata data da Rami Abdel Rahman, direttore dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo il quale "l'azione ha causato morti ma non ci sono ancora conferme sul numero esatto". E' il primo caso di cui si ha notizia - ha affermato Rahman - di una donna curda che si fa saltare in aria contro l'Isis. Non è la prima donna che ha scelto di combattere piuttosto che diventare una sposa bambina o rischiare lo stupro etnico.

Tre giorni fa, sempre a Kobane, un'altra giovane curda di 19 anni, appartenente al gruppo Ypg Ceylan Ozalp, si era uccisa pur di non finire prigioniera, dopo aver finito le munizioni.

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