Poco dopo le 11 l'Accademia di Oslo ha comunicato a chi è andato il Nobel per la Pace 2014 e, a sorpresa, non c'è un solo vincitore, ma due. Età differente, l'uno sessant'anni, l'altra appena diciassette, ma stesso impegno, quello a fianco dei bambini nati in aree del mondo particolarmente difficili, che non tutelano, ma espongono a repressione e violenza il mondo dell'infanzia. Sono Malala Yousafzai, pachistana, e Kailash Satyarthi, indiano.

La storia di Malala

Esattamente due anni fa, il 9 ottobre 2012, Malala, allora quindicenne, venne colpita alla testa e al collo da un gruppo di uomini armati che aveva fatto irruzione sul pullman che da scuola la stava riportando a casa. Rimase gravemente ferita e si salvò solo grazie alla rimozione dei proiettili, un'operazione che ebbe luogo nell'ospedale militare di Peshawar. All'epoca Malala era finita nell'occhio dei terroristi islamici perché teneva un blog per la BBC in cui denunciava le atrocità perpetrate dal regime dei talebani pachistani a Swat, soprattutto nei confronti delle donne.

L'attentato fu rivendicato dal regime come un atto dovuto e mirato ad eliminare «il simbolo degli infedeli e dell'oscenità». Malala, dopo i primi soccorsi, fu trasferita in un ospedale di Birmingham, che si era offerto di curarla. Guarita, portò avanti con straordinaria determinazione la lotta a favore dell'istruzione, e al fianco delle donne, che riconobbe come l'elemento più fragile ed esposto a privazioni e abusi delle società islamiche.

«Oggi, mi concentro sui diritti delle donne e sull'istruzione delle ragazze, perché sono quelle che soffrono di più. C'è stato un tempo in cui le donne hanno chiesto agli uomini a difendere i loro diritti. Ma questa volta lo faremo da sole», aveva osservato nel suo discorso per le Nazioni Unite, l'anno scorso, prima di lanciare un accorato appello «a tutti i governi affinché garantiscano un'istruzione gratuita e obbligatoria in tutto il mondo per ogni bambino e affinché combattano il terrorismo e la violenza.

Affinché proteggano i bambini dalla brutalità e dal dolore». Oggi, poche ore fa, l'impegno di questa giovanissima e coraggiosa ragazza pachistana è stato premiato con il più prestigioso dei riconoscimenti, proprio per questo, per aver gridato a gran voce che i diritti dei bambini devono essere difesi ad ogni costo dalla brutalità dei regimi non democratici e che l'ignoranza è ancora oggi il più grande male da combattere.

Chi è Satyarthi

L'altro vincitore è indiano e ha sessant'anni, compiuti lo scorso gennaio. Dagli anni Novanta dedica la sua vita alla lotta contro lo sfruttamento minorile e, grazie alla sua associazione, ha liberato circa 80.000 bambini da varie forme di schiavitù e oppressione, occupandosi di assicurare loro un'adeguata istruzione e, successivamente, di inserirli correttamente in società. La motivazione del premio, che condivide con Malala, la più giovane in assoluto ad esserne stata insignita, recita che il riconoscimento è stato dato «per la loro lotta contro la repressione dei bambini e dei giovani e per i diritti di tutti i bambini all'istruzione».

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