L'omicidio di Chiara Poggi ha un colpevole. Ieri sera, in una giornata palpitante e piena di emozioni soprattutto per i familiari della vittima, è stata emessa la sentenza che dichiara colpevole di omicidio volontario Alberto Stasi: la condanna definitiva è a 16 anni di reclusione. Questa decisione ribalta completamente quanto era stato stabilito sinora. Dopo sette anni di indagini è arrivato il verdetto della giustizia: quella mattina del 13 luglio fu Alberto ad uccidere Chiara, la sua compagna.

Secondo l'accusa, il giovane di Garlasco uccise la ragazza con un'arma, mai ritrovata. Tornato a casa, ritornò sul luogo del delitto verso l'ora di pranzo e finse di scoprire il corpo senza vita di Chiara.

Nel primo processo, le prove raccolte a carico dell'imputato non furono sufficiente ad emettere una condanna nei suoi confronti. Ora, in questo nuovo processo, ordinato dalla Cassazione, la sentenza definitiva che chiude questo grave capitolo. I legali di Alberto Stasi hanno tentato di dimostrare che le nuove prove di colpevolezza non aggiungevano nulla a quanto stabilito nei precedenti processi.

Invece, la camera di consiglio, dopo una lunga riunione iniziata ieri verso l'ora di pranzo, ha emesso la tanto sospirata sentenza; i giurati e i giudici hanno così accolto completamente la tesi dell'accusa. Ovviamente, grande soddisfazione è stata espressa dai genitori di Chiara Poggi che, in questi anni, hanno dovuto sottostare ai giudizi della magistratura e che ora, finalmente, hanno saputo chi ha ucciso la propria figlia.

Ora cosa succederà? I legali hanno già annunciato che faranno ricorso alla sentenza emessa chiedendo un quarto processo nel quale la Cassazione possa smentire quanto detto. Alberto Stasi potrebbe anche rimanere libero, per il momento, in attesa di una nuova decisione, fermo restando la possibilità, da parte della procura generale, di chiedere alla Corte di arrestare il giovane per eliminare il rischio di una possibile fuga. Vi terremo aggiornati in futuro sulle azioni degli avvocati di Alberto Stasi e di quanto deciderà la Corte stessa.

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