Coordinata dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e dai pubblici ministeri Giuseppe Cascini, Luca Tescaroli e Paolo Ielo è in corso da questa mattina nella capitale una maxi operazione per "associazione a delinquere di stampo mafioso" ribattezzata "Terra di mezzo". Gli inquirenti contestano a vario titolo i reati di corruzione, usura, estorsione, riciclaggio, turbativa d'asta, false fatturazioni e altri reati al fine di aggiudicarsi appalti. Un intreccio tra mafia e politica che andava avanti da almeno una decina di anni. Sequestrati beni per 200 milioni di euro e arresti immediati sono scattati per almeno 37 persone, un centinaio gli indagati.

Finiti in manette personaggi di rilievo come Luca Odevaine, ex vice capo di gabinetto dell'ex sindaco di Roma Walter Veltroni ed ex capo della polizia provinciale, come l'ex amministratore delegato dell'Ente Eur, Riccardo Mancini o come Franco Panzironi, ex amministratore delegato Ama (l'azienda municipalizzata ambiente di Roma) il direttore generale dell'Ama Giovanni Fiscon, o ancora Claudio Turella, ex responsabile Servizio giardini del Comune. A capo dell'organizzazione sembra esserci Massimo Carminati, personaggio noto dagli anni '70, ex appartenente ai Nar (nuclei armati rivoluzionari), l'organizzazione terroristica di estrema destra e anche ex membro della famigerata banda della Magliana. Tra gli indagati l'uomo d'affari Gennaro Mokbel, personaggio dai tanti misteri tra servizi segreti e massoneria, il commercialista Marco Iannilli, un professionista dalle alte relazioni e anche Gianni Alemanno: all'ex primo cittadino di Roma il gip contesta il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

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Gli inquirenti hanno proceduto anche alla perquisizione della sua abitazione.

Perquisizioni in mattinata alla Regione Lazio e in Campidoglio, particolare attenzione nelle perquisizioni negli uffici dei consiglieri regionali Eugenio Patanè (Pd) e Luca Gramazio (capogruppo in Regione per Forza Italia) e del presidente dell'Assemblea capitolina Mirko Coratti (Pd). Tutti indagati all'interno di un sistema di corruzione che per scopo finale aveva l'assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal comune di Roma e dalle aziende municipalizzate. Un terremoto per Roma e il suo hinterland (anche Latina e Viterbo coinvolte nell'inchiesta), la Capitale d'Italia nelle mani di mafia e corruzione, quando per anni si è continuato a ripetere il ritornello che la mafia a Roma non esiste. Invece le mani della mafia sono su Roma.