Il giorno dopo l'arresto di Michele Buoninconti, marito di Elena Ceste, è già tempo di tentare una ricostruzione del profilo psicologico dell'uomo, vigile del fuoco di 44 anni che fin dall'inizio si è fatto notare per alcuni bizzarri comportamenti tutti da analizzare e che non depongono certo a suo favore.



Premettiamo che a "incastrare" l'uomo è stato il terriccio trovato sugli abiti della Ceste, il quale coincide con quello presente nel canale di scolo dove è stato rinvenuto il cadavere della moglie, non troppo lontano da casa (un chilometro circa). Secondo il marito gli abiti erano, invece, nel giardino di casa. Forse, temendo che il cane di famiglia, di nome Gandalf, potesse rinvenire il corpo percependone l'odore, Buoninconti ebbe l'accortezza di liberarsene in fretta.

Il cane è stato ritrovato di recente.



Per la soluzione del caso è stato decisivo il ritrovamento del corpo, il quale è stato in verità casuale, in quanto erano in corso alcuni lavori di bonifica del canale del Rio Mersa. Senza gli esami sul corpo e sulla zona del ritrovamento, forse l'assassino di Elena Ceste sarebbe rimasto senza un nome e senza un volto.



Secondo gli inquirenti Elena sarebbe stata uccisa tra le 8:43 e le 8:55. I bambini avevano ormai raggiunto le loro aule scolastiche ed erano stati accompagnati proprio dal padre. Michele Buoninconti torna a casa (questa la ricostruzione) e trova Elena Ceste nella stanza da bagno, nuda o quasi. L'aggredisce e la soffoca. La carica in auto, raggiunge il canale, torna a casa e da l'allarme, con un comportamento che fin dall'inizio lascia perplessi.

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Mostra, infatti, il bagagliaio della sua macchina a una vicina di casa e pronuncia una frase senza logica "Vedi, qui non c'è." dimostrando così una certa confusione mentale che inizialmente la vicina spiega con l'inevitabile concitazione di quei drammatici momenti.

Allucinante un'intercettazione ambientale ottenuta durante le indagini. Rivolto a una figlia, Buoninconti dice che non ascoltando il padre si fa la fine della madre, la quale non ha ascoltato il padre. L'uomo ha chiesto ai figli di non dire mai che i loro genitori litigavano, ma di fatto il marito, secondo gli investigatori, esercitava un forte controllo sulla moglie, costretta a una sorta di sudditanza psicologica.

L'uomo avrebbe, dunque, il profilo del geloso fanatico, che pretende di tenere costantemente sotto controllo ogni minimo spostamento della moglie e di certo non avrà tollerato bene il fatto che Elena Ceste amava comunicare con gli amici via Facebook. Sarebbe stata verosimilmente la morbosa gelosia del marito a risultare fatale alla donna.