Il mese di gennaio 2015 si apre con una fiera e decisa rivendicazione di innocenza e di totale estraneità ai fatti contestati da parte del muratore di Mapello Massimo Giuseppe Bossetti che è fortemente sospettato del delitto della tredicenne Yara Gambirasio e che per questi motivi si trova in carcere a Bergamo. A "incastrare" l'uomo è stato l'esame del dna rilevato sugli abiti della ragazzina, deceduta per ipotermia dopo essere stata abbandonata in un campo. Era stata precedentemente ferita con armi da taglio. Secondo i difensori di Bossetti sarebbero stati più uomini ad accanirsi sul suo corpo. La carta principale che la difesa vuole giocare per dimostrare l'innocenza dell'uomo è però un'altra e cioè un errore nei rilievi legati al codice genetico.

A ben guardare non sarà facile dimostrarlo ma gli avvocati hanno chiesto un incidente probatorio proprio a questo scopo. La novità, al 6 gennaio 2015, è che Bossetti, dal carcere, fa sentire nuovamente la sua voce, affermando che dal giorno dell'arresto, alcuni mesi fa, si è cercato di indurlo a confessare il turpe crimine del quale non è invece responsabile. "L'assassino non sono io - dice l'uomo - e lo dimostrerò in aula, davanti ai giudici. Però vorrei un processo giusto". Nel frattempo, però, Massimo Bossetti ha trascorso 134 giorni in isolamento e in tutto 204 di carcere. Si ritiene già condannato ancora prima del processo, giudicato sostanzialmente dai massmedia, e non lo reputa giusto. Ricordiamo che secondo il nostro ordinamento nessuno può essere considerato colpevole prima di sentenza passata in giudicato in quanto abbiamo un sistema garantista dove alla pubblica accusa compete l'onere di provare le proprie tesi. Il delitto Gambirasio è stato particolarmente efferato poiché la ragazzina è stata seviziata e quindi non è facile risalire al reale movente anche se inizialmente ci fu chi parlò di una possibile vendetta contro il padre per motivi di lavoro.

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I familiari hanno sempre negato tale fantasiosa ricostruzione. Perché allora accanirsi con tanta ferocia sul corpo della giovane? A Bossetti viene infatti contestata l'aggravante della crudeltà. Ricordiamo che Yara aveva solo 13 anni e quel giorno del 2010 si era recata in palestra per il consueto allenamento di ginnastica, uno sport che amava molto e nel quale si impegnava con passione.