Continuano anche nell'anno 2015 le complesse attività investigative volte a capire chi è stato a uccidere la tredicenne di Brembate Yara Gambirasio, morta di ipotermia, cioè a causa del forte freddo nel 2010, dopo essere stata ferita con armi da taglio e successivamente abbandonata in un campo isolato. L'uomo sospettato del femminicidio si chiama Massimo Giuseppe Bossetti e si trova attualmente ristretto nel carcere di Bergamo. L'uomo è un carpentiere, sposato con figli. È stato arrestato il 16 giugno 2014. La novità importante è che nel corso dell'anno 2015 il processo dovrebbe finalmente avere inizio.

Il dibattimento si svolgerà in Corte d'Assise vista la gravità del crimine.

Bossetti si dice non colpevole

La linea difensiva del muratore è stata chiara fin dall'inizio. L'uomo non intende percorrere la scorciatoia dei riti alternativi, ma vuole far valere le sue ragioni nel processo convinto di riuscire a dimostrare la sua totale estraneità ai drammatici fatti che hanno provocato la morte di Yara Gambirasio. Com'è da tempo noto, gli esperti del Ris hanno rilevato tracce del codice genetico di Bossetti sugli slip e sui leggings di Yara Gambirasio. La difesa, però, ha annunciato di volere richiedere un incidente probatorio su questo particolare, in quanto vuole contestare che il dna sia proprio quello di Massimo Bossetti.

A vantaggio dell'accusa ci sono i filmati delle telecamere che riprendono il suo furgone girare attorno al centro sportivo, il 26 novembre del 2010, fino a pochi minuti prima della scomparsa di Yara Gambirasio. Per quanto riguarda invece alcune sue palesi contraddizioni esse dipendono, secondo l'Avv. Claudio Salvagni che cura gli interessi del carpentiere, dal fatto che è trascorso troppo tempo dall'epoca dei fatti.

L'uomo avrebbe dunque fatto solo molta confusione. È una tesi che reggerà? Di certo possiamo dire che Bossetti è ben sostenuto dai suoi familiari che credono fermamente nella sua innocenza e che non lo hanno abbandonato. La moglie, Marita Comi, ha detto a chiare lettere nel corso di un'intervista televisiva che il vero responsabile è a piede libero.