Proseguono senza sosta le indagini sul caso di Elena Ceste, la trentasettenne mamma di Costigliole d'Asti scomparsa il 24 gennaio di un anno fa e trovata morta più di quattro mesi fa, nei pressi del Rio Mersa, un canale di scolo a pochi metri dalla sua casa. Stanno emergendo dettagli sempre più inquietanti sul marito della vittima, Michele Buoninconti, il quale è stato arrestato lo scorso 29 gennaio, con l'accusa di avere assassinato la moglie e di averne nascosto il cadavere nei pressi del Rio Mersa. Le ultime notizie provengono dalla trasmissione "Mattino 5" e riguardano i presunti tentativi di Michele Buoninconti di manipolare i figli, condizionandoli a livello psicologico. 

Ecco come Michele Buoninconti ha cercato di manipolare i figli: dettagli shock

Nell'ultima puntata di "Mattino 5", si è parlato delle intercettazioni ambientali di Michele Buoninconti che risalgono all'anno scorso, esattamente al 28 febbraio 2014, quando i suoi figli furono interrogati in Procura.

Ebbene, sono emersi dei dettagli a dir poco sconvolgenti, dato che il quarantaquattrenne vigile del fuoco avrebbe provato a condizionare psicologicamente i figli. Michele li avrebbe preparati sulle dichiarazioni da rilasciare agli investigatori, mostrando un'inclinazione a disprezzare le istituzioni. "Allora volete cambiare padre? Chi di voi vuole cambiare padre?", queste sono le parole che Michele Buoninconti ha rivolto ai figli in macchina, poco prima che questi fossero sottoposti all'interrogatorio degli inquirenti. E ancora, rivolgendosi al figlio più piccolo: "Tu devi dirglielo, perchè lei te lo chiederà", afferma il quarantaquattrenne vigile del fuoco. Si tratta di intercettazioni telefoniche che aggravano ulteriormente la posizione di Michele Buoninconti, che si trova ancora rinchiuso nel carcere di Quarto D'Asti, accusato di avere ucciso la moglie Elena Ceste e di averne occultato il suo cadavere.

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La sua istanza di scarcerazione, presentata dai suoi legali, Chiara Girola e Alberto Masoero è stata respinta, anche se il Tribunale del Riesame di Torino ritiene che non ci sia stata premeditazione nel delitto.