Mentre i terroristi islamici continuano a minacciare i paesi occidentali, pubblicando peraltro sul web un messaggio rivolto ai fratelli musulmani incitandoli all'attacco, a Novara e Torino si sono svolti i funerali delle quattro vittime italiane della strage avvenuta mercoledì scorso al museo del Bardo di Tunisi. Nell'attentato hanno perso la vita ben ventitrè persone. Un lungo applauso tra dolore e lacrime a Torino presso il Santuario della Consolata, ove una folla mesta e commossa di persone ha assistito ai funerali di due delle vittime del crudele ed insensato attacco terroristico.

Si tratta di Antonella Sesino, cinquantaquattro anni, impiegata comunale, ed Orazio Conte, suo coetaneo e marito di Carolina Bottari, amica e collega di Antonella. Per Antonella ci sono stati fiori bianchi e la maglia della Juventus, la sua squadra del cuore, per Orazio, poggiato sulla bara, il suo violino con uno spartito.

Il loro ricordo rimarrà indelebile

"Mai soli" si è letto su uno striscione attaccato all'ingresso della chiesa, migliaia le persone che hanno reso omaggio ai due defunti, in questi giorni, presso la camera ardente.

Gli abbracci tra le lacrime ai figli di Antonella ed Orazio, idealmente gli abbracci di tutti italiani ed anche dei tunisini diventati torinesi. A rappresentare proprio la Tunisia ci sono stati il console, l'ambasciatore e l'ex modella e showgirl Afef. Arrivata in ambulanza, Carolina Bottari si è fatta portare accanto alla bara del suo amato consorte; pur se gravemente ferita durante l'attentato, ha scelto di presenziare ai funerali per non lasciare soli ed affranti i tre figli.

L'omelia di monsignor Nosiglia è stata molto significativa e commovente, in quanto incentrata sulla forza dell'amore e sulla necessità di non rispondere alla violenza con altrettanta violenza.

"Non è giusto morire così" si è potuto leggere su un altro striscione appeso sul cancello della chiesa, ed è la stessa frase che ha ripetuto la maggior parte di coloro che, presso il duomo di Novara, hanno assistito ai funerali di Francesco Caldara, sessantaquattro anni.

In prima fila, accanto alla povera mamma di Francesco ed alla figlia Greta, anche Sonia Reddi, la compagna ferita al museo del Bardo. Il vescovo di Novara ha affermato commosso: "Francesco era uno di noi, anzi, è uno di noi, uno come noi. La sua morte ci tocca profondamente, ci scuote, ci sconvolge, perchè assurda, incredibile, inimmaginabile".

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