Il delitto Ceste ha attirato come pochi altri negli ultimi anni l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale, visto che si trattava di una madre di famiglia tutta "casa e Chiesa", come si suol dire. Nel corso del tempo sono emersi particolari davvero inquietanti delle condizioni di vita della donna e in particolar modo sul carattere e le abitudini del marito Michele Buoninconti, il cui profilo psicologico resta tutto da interpretare.



Il marito della Ceste è un vigile del fuoco di 45 anni che ha assunto atteggiamenti bizarri fin dai primi giorni delle indagini, inizialmente spiegati con l'inevitabile stato di confusione mentale nel quale si trovava.

L'uomo è ora detenuto con l'accusa di avere ucciso Elena Ceste, anche se continua a negare tutto.

Qual è il movente?

Alla base dell'ennesimo caso di femminicidio ci sarebbe un movente classico e cioè la gelosia. Michele Buoninconti è da tutti descritto come una persona particolarmente gelosa, capace di tenere la consorte in una sorta di gabbia virtuale, allo scopo di impedirle di avere pericolose frequentazioni. Evidentemente l'uomo temeva tradimenti da parte della moglie che, originaria di Torino, sembrava soffrire una vita di provincia caratterizzata da abitudini di vita sempre uguali. Ad un certo punto il grigiore di questa vita è stato rotto alla grande novità dei social network che ha dato a Elena Ceste la possibilità di ritrovare qualche vecchia conoscenza e di fare anche nuove amicizie. In alcuni casi la donna ha anche incontrato delle persone e probabilmente è stata proprio questa scoperta a scatenare la gelosia del morboso ed orgoglioso Michele.

L'uomo controllava in maniera ossessiva ogni minimo spostamento di sua moglie, le impediva di andare a farsi sistemare i capelli dal parrucchiere e provvedeva quindi lui stesso a tagliarli in casa.

Si tratta di comportamenti davvero particolari che evidenziano l'ansia di tenere tutto sotto controllo tipica di chi ha l'ossessione di decidere per tutti. L'uomo potrebbe dunque soffrire di un disturbo ossessivo-compulsivo che sarà messo meglio a fuoco in sede processuale.