In queste ore è stato divulgato in rete il contenuto di un documento segreto del Pentagono (la divulgazione è da ritenersi legale a motivo della recente declassificazione del documento, del 2012).

Le prime informazioni in lingua italiana sono apparse già da qualche ora su L'antidiplomatico e Controinformazione. Non si tratta solo del fatto che l'America nel 2012 era consapevole che in Siria e Iraq sarebbe nato lo Stato islamico. A proposito del dibattito sull'Isis, la novità introdotta da questo documento consisterebbe nel fatto che l'intelligence USA non valutava l'Isis come un nemico, bensì come una "opportunità strategica" utile a isolare Bashar al Assad e quindi per contrastare "l'espansione sciita".



Oggi tutto ciò sembra assurdo se pensiamo al fatto che l'America guidata da Obama trova negli sciiti il suo appoggio militare in Siria e Iraq (e a questo punto non ci meravigliamo già più se, per dirla con Obama, l'esercito sciita ha poca volontà di combattere). Questo alternarsi delle parti così forte e a distanza di così poco tempo restituisce, almeno nell'opinione pubblica, un quadro assurdo.



Le parti di "nemico" e "opportunità" si sono alternate a tal punto da essere diventato davvero difficile far chiarezza in modo razionale su quella che definitivamente è possibile considerare la strategia dell'Isis o la strategia dell'America. Razionalmente parlando, la mutevolezza ignota supera i punti di riferimento noti. Evitando di perderci in sterili disquisizioni filosofiche sul divenire, l'arte, meglio della matematica e della filosofia, ci aiuta a inquadrare in modo abbastanza semplice questo fenomeno, pur ignorandone testa e coda.

La danza della morte

Si nota l'attività dei due grandi partner, l'alternarsi di avvicinamento e allontanamento (danza), sempre e comunque finalizzato ad operazioni di guerra (morte). L'attività eseguita dagli USA e dall'Isis non si esaurisce in se stessa, dipende molto dalla musica, così come si alternano amministrazioni, strumenti e direttori d'orchestra. Così come cambia il mercato o la domanda del pubblico pagante. Con grande probabilità, anche Alan Moore, uno dei più grandi fumettisti dei nostri tempi, sarebbe dell'idea generale d'aver assistito a una "semplice" danza della morte. Significative a tal proposito le sue parole "Sui complottisti ho imparato soprattutto una cosa: loro, in realtà, credono nei complotti perché è più rassicurante. La verità è che il mondo è caotico. La verità è che il mondo non è controllato da una cospirazione delle banche ebraiche, o degli alieni grigi provenienti da un'altra dimensione. La verità è più spaventosa: nessuno controlla il mondo, il mondo è alla deriva".