Si è dichiarato completamente estraneo ai fatti che gli vengono contestati il marocchino Abdel Majid Touil, arrestato in provincia di Milano nei giorni scorsi su esecuzione di un mandato di cattura internazionale diramato dalle autorità tunisine, che lo considerano coinvolto nella strage del Museo del Bardo di Tunisi del 18 marzo scorso.

Dopo il suo arresto la magistratura milanese e quella di Roma hanno avviato una serie di verifiche e di accertamenti, in attesa che dalle autorità tunisine arrivino gli atti con le indagini e le prove a carico dell'arrestato.

Per ora hanno accertato che il 16 e il 19 marzo (lunedì e giovedì, i giorni in cui si tiene il corso) il giovane era effettivamente a scuola di italiano, come emerso fin dalle prime ore dopo l'arresto. Touil era arrivato in Italia via mare, su un barcone, a metà febbraio e - secondo la madre e i vicini - non si è mai mosso dall'Italia da allora.

Nel suo primo incontro con i magistrati, nel carcere milanese di Opera, Touil avrebbe detto di non aver fatto nulla, ed avrebbe chiesto il motivo del suo arresto. Difeso dall'avvocato Silvia Fiorentino, il giovane si è dichiarato innocente e che si oppone all'estradizione.

L'inchiesta di 'Chi l'ha visto'

A sostegno della sua posizione è da segnalare anche l'inchiesta che la trasmissione Chi l'ha visto ha iniziato su questo argomento. La foto di Touil diffusa dalla polizia italiana non corrisponde infatti a quella pubblicata da un giornale tunisino nelle ore successive all'arresto. La foto infatti era di un uomo con connotati diversi e certamente più anziano del giovane arrestato in Lombardia.

Le foto del ministero dell'interno tunisino

Quasi in risposta all'inchiesta della trasmissione di Rai 3, il ministero degli interni della Tunisia ha diffuso successivamente una nota, con cinque foto, spiegando che quella mostrata dal giornale tunisino non sarebbe la foto di Touil ma quella di un altro dei ricercati per la strage del Bardo. Le cinque foto, diffuse anche attraverso la pagina Facebook del "Viminale" tunisino, sono quelle dei "ricercati" per la strage del Bardo e non comprendono l'immagine di Touil.

Quello di oggi è il primo passo di una procedura che comunque è piuttosto articolata, perché prevede che i giudici italiani possano entrare nel merito delle accuse dopo aver visto le carte trasmesse dalla Tunisia, per poi decidere sulla estradizione. Tradizionalmente però l'Italia non concede l'estradizione verso Paesi nei quali - per i reati contestati - sia prevista la pena di morte.

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