Dopo una lunga e interminabile battaglia, Sara Ammar torna finalmente in Italia, da dove era stata sottratta alla madre italiana dal marito magrebino, per essere portata in Egitto. Il lieto annuncio è stato dato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che con una nota ha dichiarato che la bimba e sua madre sono finalmente rientrate in Italia grazie all'assistenza dell'ambasciata.

Inoltre, aggiunge che questo è il lieto epilogo di una triste storia, alla quale le autorità governative italiane hanno prestato la massima attenzione, è che ha visto gli intensi sforzi della Farnesina, che ha lavorato in accordo con le autorità del paese nord africano al fine di ottenere questa vittoria.

Lo scorso anno, del caso si era occupato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva chiesto il massimo impegno dalle autorità preposte, per la soluzione positiva di questa disavventura. Questa lunga disputa è durata ben cinque anni, durante i quali la madre della bambina, Sandra Fardella, più volte era arrivata a minacciare di ricorrere a gesti estremi pur di rivedere sua figlia.

L'inizio della disavventura

La storia inizia nel 2010, anno in cui il padre di Sara, al tempo separato dalla moglie solo di fatto, aveva tecnicamente rapito la piccola, facendola espatriare senza il consenso della madre. Il padre e la bambina partono da Milano alla volta del paese africano, da dove chiama per l'ultima volta la moglie. Da quel giorno, per la madre sarà il buio più totale, avendo l'ex compagno interrotto ogni comunicazione.

I migliori video del giorno

Pur sottraendo la piccola in modo illegale, la povera madre ha dovuto lottare ben cinque anni affinché potesse rivedere sua figlia. Questi anni sono stati molto duri, e in più occasioni, la hanno gettata nello sconforto, arrivando a pensare che forse non avrebbe più rivisto la figlia, seppur non arrendendosi mai e combattendo con tutte le forze, come solo un genitore può fare per il proprio figlio. Molto spesso i bambini sono vittime della crudeltà dei grandi o della loro irresponsabilità. Da poche settimane, un altro triste episodio ha visto coinvolta una bimba di 8 anni, costretta ad essere testimone dell'uccisione della madre da parte del compagno, che a sua volta si è tolto la vita.

L'interminabile battaglia durata cinque anni

La storia, si è protratta nel tempo a causa dell'eccessivo lassismo delle autorità competenti, le stesse che adesso sfoggiano la loro immagine accanto al grande risultato ottenuto. In fondo, quello che più importa è che la madre possa aver potuto finalmente riabbracciare la propria figlia.

In seguito all'affidamento di Sara alla propria madre, da parte delle autorità italiane ed egiziane, il padre era destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare, oltre a un ordine di cattura internazionale per sottrazione di minore.

Anche a seguito dell'emissione dei provvedimenti, gli stessi non furono eseguiti, per questo il padre è potuto stare tranquillo al suo paese pur avendo commesso un reato punibile con l'arresto. Da quel giorno, è iniziata la lunga e dura battaglia della madre, che in più occasioni è dovuta ricorrere a situazioni estreme pur di tornare a stringere tra le braccia la propria figlia, dichiarando di essere stata abbandonata dalle autorità e di ritrovarsi sola a combattere una battaglia molto difficile. Fortunatamente la madre non si è mai arresa, anche se durante questi anni i momenti di totale sconforto e abbandono non sono mancati, e adesso potrà nuovamente tornare a sorridere con la piccola Sara.