Milano - Divulgare su internet un file che riguarda la vita privata di qualcuno, senza autorizzazione, è considerato un reato, vista l'enorme potenzialità del mezzo di diffusione. La penalista Alessia Sorgato, specialista in vittimologia, spiega come ci si può difendere da chi pubblica messaggi e foto compromettenti di terzi in rete, causando danni morali agli interessati con gravi ripercussioni sulla vita sociale e a livello psicologico.

"In termini giuridici-spiega Alessia Sorgato-si tratta di una forma di diffamazione piuttosto diffusa negli ultimi tempi, cioè caricare un file in internet contenente immagini della vita privata di qualcuno.

Non sono necessarie prove, è sufficiente che chi ha immesso in rete certi contenuti volesse ingiuriare consapevolmente, usando parole ed espressioni offensive e lesive (sentenza 4 novembre 2014 n° 7755". In un caso di cui mi sono occupata di recente, una mia cliente è stata risarcita con 5000 euro e il responsabile della pubblicazione di alcune sue foto intime è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione

La pubblicazione di immagini ritraenti una persona mente compie atti sessuali (anche tramite social network), eventualmente carpite anche con il suo consenso in un momento di debolezza, ma diffuse senza la sua autorizzazione, è un reato che prevede pesanti sanzioni. Un comportamento adottato da molti stalker, da cui ci si può difendere.

Cito il caso di Kevin Bollaert, 28enne, titolare di un sito web in California che ospitava circa 10.000 scatti di rapporti sessuali, con tanto di nome e cognome, età e profili Facebook dei protagonisti, è stato arrestato e condannato per aver pubblicato materiale a luci rosse senza autorizzazione.

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Il sito fu creato nel 2012 ed ebbe un grande successo, soprattutto tra tutti gli ex amanti gonfi di rancore o fidanzati delusi. Durante il processo emersero tutti i retroscena, i drammi, le rotture familiari devastanti e le conseguenze più o meno gravi causate alle persone interessate, la cui vita in alcuni casi fu rovinata irrimediabilmente. Ora dovrà scontare 28 anni in carcere. Un esempio che potrà servire di monito a quanti potrebbero avere la tentazione di imitare Kevin Bollaert.

In caso fosse necessario, bisogna sporgere subito denuncia dell'accaduto agli organi competenti, eventualmente anche contro ignoti: a identificare il responsabile di tali vergognose azioni, ci penserà la polizia postale. La miglior difesa, comunque, resta la riservatezza e la prudenza. Quando si naviga nel web si "condivide" troppo facilmente ogni cosa, immagini comprese, sui social network.