Chi l'ha conosciuta ha dichiarato che era una donna solare, una ragazza allegra, spensierata ed amante della vita. Francesca Moretti aveva 29 anni ed era nata a Fano nelle Marche, ma abitava a Roma, con due amiche, in un appartamento presso Viale dello Scalo San Lorenzo. La giovane morì il 22 Febbraio del 2000, il suo omicidio è noto come "Il delitto della minestrina"; da allora, tanti sono i misteri su questo caso, unica certezza, una potente dose di cianuro. Che cosa accadde realmente a Francesca Moretti oramai 15 anni fa? Quel fatidico giorno erano passate da poco le 17:00, Francesca era viola in volto, aveva le convulsioni, sudava, aveva problemi di respirazione e faticava a parlare.

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Le due amiche e conviventi, Daniela Stuto e Mirela Nistor, erano sconvolte e spaventate, insomma, la situazione era critica e sconcertante. L'ambulanza che trasportò Francesca quel giorno, corse veloce verso l'ospedale San Giovanni e dopo qualche minuto raggiunse il pronto soccorso del nosocomio.

Punti salienti delle ultime ore di vita della vittima

Alle 19:00 Francesca ebbe il primo arresto cardiaco, mezzora dopo, la giovane morì. In un primo momento si ipotizzò un'intossicazione dovuta a sostanze non ben identificate. La ragazza, da alcuni giorni, si stava curando con alcuni antidolorifici ed antinfiammatori, in quanto soffriva di una forma acuta di lombosciatalgia. Solo 5 mesi più tardi, a Luglio, si scoprì che la Moretti fu avvelenata con una forte dose di cianuro. Fatto sta, che dopo 5 mesi, le prove su cui indagare erano già molto poche, molti oggetti nell'appartamento di Francesca erano peraltro stati puliti e ripuliti più volte, oppure, gettati via. Il cianuro è un veleno potentissimo, perchè condannare questa ragazza ad una morte così atroce? Chi poteva volerle tanto male? Per capire questa intricata vicenda è d'uopo partire proprio dalla vittima.

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Chi era Francesca Moretti?

Francesca Moretti, prima di trasferirsi nella Capitale, visse per un per diverso tempo a Pesaro e fu lì che si laureò in sociologia. Quando arrivò a Roma, iniziò a lavorare per l'Opera Nomadi e fu in tale contesto che conobbe Graziano, fu quest'ultimo, durante il processo per la morte della ragazza, che dichiarò infatti: "Lavoravo con Opera Nomadi come operatore scolastico e lei lavorava come operatrice scolastica".

Francesca era affascinata dalla cultura gitana, le aveva in tutto e per tutto rapito il cuore. Tale amore, sempre durante il processo, fu testimoniato anche dalla sua amica Antonella Pirini: "Francesca quando tornava a casa dal campo, mi raccontava gli incontri che aveva avuto con Graziano, quello che si erano detti e quello che avevano provato".

Un amore impossibile 

Graziano però era già padre e marito di famiglia. Antonella dichiarò inoltre: "Si sentiva sempre più trasportata, sempre più coinvolta, ma diceva di volersi tenere al di fuori".

Il perchè di questo volersi allontanare da tale mondo all'improvviso, lo spiegò l'amica Mirela Nistor sempre all'epoca: "A causa dello statuto di Graziano, del fatto di essere sposato, di essere zingaro e con figli". Francesca, nonostante fosse animata dalla migliori intenzioni, si sentiva troppo attratta dal ragazzo nomade per poter mantenere le distanze da lui, era del resto una donna passionale, la sua unica colpa era quella di essere innamorata. La ragazza morì forse a causa di questo amore clandestino? Le prove per poter dichiarare ciò sono ancora troppo poche purtroppo.