Sarebbe un etiope, Ermias Ghermay, uno dei boss e delle menti dei trafficanti di uomini provenienti dalla Libia. La notizia è stata rivelata da un'inchiesta di Sky news effettuata dalla corrispondente speciale Alex Crawford. Secondo la giornalista britannica, la polizia avrebbe intercettato conversazioni tra Germay e i suoi luogotenenti, tramite tecniche già utilizzate per incastrare i padrini siciliani.
Le intercettazioni
Una di queste intercettazioni telefoniche renderebbe responsabile Ghermay del naufragio avvenuto nell'ottobre 2013 al largo di Lampedusa, nel quale morirono 366 persone.
In una di queste intercettazioni si sente discutere l'etiope con uno dei suoi contatti in Sudan.
I due uomini parlano con estrema naturalezza dell'accaduto quasi considerandolo un piccolo danno collaterale dei loro traffici umani. Lo stesso Ghermay fa ricadere la colpa dell'incidente sopra i migranti, i quali hanno richiesto insistentemente di voler attraversare il Mediterraneo malgrado le condizioni sfavorevoli. Nessun briciolo di umanità è presente nella conversazione, anzi pare che i due interlocutori siano preoccupati circa gli effetti provocati dal naufragio sul loro commercio e sulla loro reputazione.
Un'indagine lunga 18 mesi
Il pm Geri Ferrara (membro della Dia di Palermo e socio dell'équipe antiscafisti) ha condotto un'indagine di circa 18 mesi su Ghermay, ma senza alcuna collaborazione da parte della Libia.
Lo stesso capo della polizia libico, Zuwara, dichiara esasperato di conoscere i nomi dei trafficanti ma di non possedere i mezzi necessari per fermarli.
Purtroppo, nel Canale di Sicilia, continua la strage umanitaria: infatti, proprio la mattina del 23 luglio si è consumata l'ennesima tragedia dell'immigrazione. Circa quaranta vittime, tra le quali erano presenti donne e bambini, sono morti in un naufragio avvenuto al largo dalle coste libiche. Soltanto 80 sono i sopravvissuti, riusciti a salvarsi aggrappandosi ad un gommone che si era sgonfiato durante la traversata in mare.
Le vittime sono morte nel giro di pochi minuti. I superstiti hanno tenuto duro fino all'arrivo dei soccorsi e subito dopo sono stati trasportati al porto di Augusta a bordo della nave tedesca Schleswig-Holstein.