Si è aperto oggi 3 luglio 2015 il processo a Massimo Bossetti, in carcere dal 16 giugno 2014 per l'omicidio di Yara Gambirasio. Numerose le persone davanti al Tribunale di Bergamo. Si era da tempo discusso se aprire l'udienza alle telecamere, proposta disattesa, in considerazione della folla di giornalisti, anche delle reti estere, fotografi e curiosi che attendono di conoscere il verdetto dell'udienza. Secco no per la maggiore esacerbato dalla famiglia Gambirasio e dal pm Letizia Ruggeri, con l'obiettivo di ridurre lo sfruttamento di una tragedia per creare un triste evento mediatico.



Apertura del processo caso Yara
- In aula non sono presenti i genitori della vittima, costituiti parte civile.

Si presenteranno in aula esclusivamente nella giornate in cui dovranno testimoniare. Le motivazioni date da Enrico Perillo, legale della famiglia della piccola Yara, mettono in evidenza il loro desiderio di evitare ulteriori commenti e interpretazioni sui fatti, risultate talvolta pensanti da sopportare, oltre al dolore per la perdita della figlia. In tribunale sono presenti 80 persone, che per la maggiore sono cittadini. Con l'apertura del primo processo a Massimo Bossetti si avvia anche la prima fase di valutazione dell'intera vicenda, che non sempre ha portato i risultati sperati. L'uomo, del quale si è scandagliata la vita nei dettagli, si è sempre dichiarato innocente, nonostante alcuni punti chiave delle sue dichiarazioni di ricostruzione di quel giorno ancora non siano bene definiti.

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Entrata dell'imputato durante la prima udienza - Massimo Bossetti è stato fatto entrare da un ingresso secondario laterale del Tribunale, l'aula è stata transennata, anche se sono state preparate quaranta sedie in più, ottanta posti in tutto. Come riportato da alcune testate giornalistiche, Bossetti, di seguito alla collocazione nella gabbia degli imputati del Tribunale di Bergamo controllata da tre agenti della polizia penitenziaria, si sarebbe seduto poggiando le braccia sul tavolino e con le spalle rivolte al pubblico, in modo di poter guardare solo il giudice durante l'udienza. I giudici della corte d'Assise del Tribunale di Bergamo hanno sciolto la seduta dopo due ore e mezzo, stabilendo una seconda giornata per decidere sulla richiesta fatta dai difensori del muratore di Mapello.



Richiesta annullamento dna e capo d'imputazione - Dai difensori di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, sono state avanzate la cancellazione dell'unico capo di accusa del loro assistito, confermando ancora una volta la sua innocenza e la sua estraneità all'omicidio di Yara, e la richiesta di nullità del prelievo del dna effettuata il 15 giugno 2014 con un boccaglio in sede di un controllo stradale simulato.

La 'prova regina', un prelievo servito per la successiva identificazione di 'Ignoto 1' e il relativo confronto con l'unica traccia bilogica rilevabile sulle mutandine e leggins della piccola Yara. Inoltre, gli stessi hanno spiegato che il delitto si sarebbe svolto in due località differenti della zona, Brembate di Sopra e Chignolo d’Isola, smontando così le accuse sul proprio assistito. Bossetti si è dichiarato 'tranquillo' e 'fiducioso nella giustizia'. La decisione dei giudici sulle due richieste avanzate dal legale di Bossetti, Paolo Camporini, si avrà solamente durante il corso della prossima udienza stabilita per la giornata del 17 luglio prossimo.