Il rapporto tra mafia e Chiesa è un rapporto complesso. Per i mafiosi la religione è un qualcosa di particolarmente importante: nella loro perversa logica le loro azioni rientrano perfettamente nell'ottica cristiana. Lo dimostrano non solo i vari santini trovati più volte nelle case dei boss, ma anche le varie processioni dove si assiste ai famosi "inchini" della Madonna davanti alla casa del mafioso di turno. Dall'altra parte, però, troviamo la religione cristiana vera, quella che professa valori universali quali la bontà, la generosità, l'altruismo; quella che si basa su principi come "ama il prossimo tuo come te stesso", "non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te", "non uccidere".

La Chiesa, storicamente parlando, non ha da subito affrontato il fenomeno mafioso. Le cose cambiarono negli anni '90 grazie anche a sacerdoti come Pino Puglisi e Giuseppe Diana. Fu infatti solo nel 1997 che ci fu la prima presa di posizione ufficiale: Papa Wojtyla, con un discorso ormai celebre, scomunicò i mafiosi ("Convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!").

Molti chierici scelgono ancora la strada sbagliata

Arrivati nel 2015, però, ci troviamo di fronte una Chiesa divisa in due. Da un lato quella formata da preti con Don Ciotti e da tutti coloro che hanno ben in mente le parole di Bergoglio, il quale ha anch'egli scomunicato gli "uomini d'onore" dicendo chiaramente: "Mafiosi, convertitevi, cambiate vita; vi aspetta l'inferno altrimenti". Dall'altro, tutti quei componenti del clero che preferiscono la strada dell'omertà - e non c'è bisogno di ricordare che anche il silenzio uccide - o, peggio ancora, della contiguità mafiosa.

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Inutile coprirsi gli occhi: chi vive quotidianamente in una realtà mafiosa sa che non sono pochi i sacerdoti che preferiscono non parlare di certi argomenti o che rendono tranquillamente omaggio al boss di turno. Un'annotazione a proposito, però, è obbligatoria. Considerando quella che è la missione di un sacerdote, teniamo ben a mente che non ci sono sacerdoti collusi, ma collusi che fanno i sacerdoti. La differenza non è di poco conto.

I funerali di Vittorio Casamonica

I funerali che si sono tenuti ieri a Roma mostrano come le due facce della Chiesa esistano ancora. Significativo è che il funerale in quella chiesa fu vietato a Piergiorgio Welby, che morì d’eutanasia, perchè "con i suoi gesti si è messo in contrasto con la dottrina cattolica", poichè nella morale cristiana il suicidio è considerato un grave peccato mortale. A guardare i fatti, però, ci sarebbe da dire che reati quali l'estorsione, la prostituzione, l'omicidio e tanti altri, secondo la curia romana, aprono le porte del paradiso.

O, per lo meno, sono meno gravi del suicidio.

Così, mentre i giornali internazionali mostrano sgomento per i funerali in stile "Hollywood" ("che oltraggiano Roma" titola il New York Times), noi italiani ci chiediamo come sia possibile che il parroco non si sia accorto di nulla (parole della Curia Romana), che non si sia accorto degli enormi manifesti fuori dalla Chiesa, che nessun chierico si sia accorto che si stava per rendere omaggio, per mezzo di una funzione religiosa, ad un noto boss mafioso. Una cosa è certa: c'è ancora una parte della Chiesa che si lascia condizionare dalla mafia, che si piega agli interessi dei mafiosi, che preferisce stare in silenzio piuttosto che darsi da fare per portare la pace e contribuire alla rinascita morale del nostro Paese. Che preferisce fare gli interessi della mafia, piuttosto che quelli della propria gente. E' questa la Chiesa che vogliamo e che professa Papa Francesco? 

"Sono sempre stato convinto che se la Chiesa, a tutti i livelli ed a ogni occasione, si preoccupasse maggiormente di sottolineare l'incompatibilità assoluta del messaggio di Cristo con la mentalità mafiosa, quella denuncia colpirebbe al cuore l'organizzazione criminale e la coscienza di tanti uomini d'onore, e soprattutto prosciugherebbe il consenso sociale di cui ancora gode Cosa nostra". Nino Di Matteo