Resta alta l'attenzione dell'opinione pubblica sul caso Elena Ceste, la 37enne madre di famiglia di Costigliole d'Asti che, almeno secondo la tesi proposta dalla Pubblica accusa, sarebbe stata uccisa dal marito Michele Buoninconti. I fatti risalgono al giorno 24 gennaio 2014.

Il movente possibile

Per la Procura a ucciderla è stato il marito, ossessionato da una forma di gelosia morbosa, in quanto aveva scoperto che la donna era solita comunicare con altre persone via sms o facebook. Non è chiaro se il femminicidio è stato frutto di raptus o di premeditazione e sarà eventualmente il processo ad appurarlo. A pochi giorni dalla terza udienza del processo, una professionista come la criminologa Ursula Franco ha tratteggiato un ritratto della donna per certi versi inedito nel corso di una puntata della nota trasmissione "Pomeriggio Cinque".

L'ipotesi dell'assideramento

Nominata da tempo consulente della difesa, la Franco afferma ora che la Ceste è deceduta per assideramento e non sarebbe quindi stata uccisa. Elena Ceste, avendo perso il controllo di sé stessa, sarebbe uscita precipitosamente di casa liberandosi degli abiti fino a restare nuda, senza gli indispensabili occhiali da vista. A questo punto la Ceste si sarebbe avventurata fino al canale di scolo e qui, esausta e stravolta, si sarebbe addormentata perdendo i sensi e scivolando lentamente verso la sua fine. Solo il processo potrà chiarire meglio cosa è accaduto veramente quel drammatico giorno.

Una donna da tempo malata?

Secondo la tesi proposta dalla dottoressa Franco, la donna soffriva di una malattia mentale e precisamente di psicosi già dal 2013 e concretamente aveva il timore di essere sequestrata, in quanto molto esaurita.

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Chi poteva ragionevolmente temere la Ceste? Non è dato saperlo. La Ceste, analista chimica originaria di Torino, soffriva particolarmente la monotonia della vita provinciale, ma anche l'attenzione morbosa di un marito, Michele Buoninconti, originario del meridione, che temeva, a torto o a ragione, di essere tradito. Era dunque sistematicamente controllata. Nel frattempo i figli della coppia sono stati affidati ai nonni materni, visto che il padre è sempre ristretto in carcere. Michele Buoninconti continua a dichiararsi non colpevole. Il suo comportamento complessivo è tuttavia apparsi bizzarro fin dall'avvio dell'inchiesta, pur non configurando prova di reato. Fino a condanna definitiva secondo il nostro ordinamento l'uomo deve considerarsi non colpevole.