Papa Francesco, in una lettera a monsignor Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio della Nuova evangelizzazione, affronta tematiche quali l'indulgenza ai carcerati e l'aborto. A tutti i sacerdoti sarà data la possibilità di assolvere sia coloro che hanno procurato un aborto, sia le donne che hanno preso questa difficile decisione, purchè siano pentiti. Già nel 2013, all'inizio del suo pontificato, il papa aveva chiesto misericordia per chi aveva abortito, ed ora la possibilità di perdono può essere concessa loro non solo dai vescovi diocesani, ma anche dai semplici sacerdoti.

Nella lettera il pontefice mostra di rendersi conto che il rapporto con la vita è cambiato rispetto al passato.

La sensibilità sociale e personale non ci sono più. È  consapevole della ferita che le donne che hanno abortito portano e porteranno per sempre dentro di sé, e afferma che il perdono di Dio non può essere negato a coloro che lo desiderano, neanche per peccati gravi come l'aborto. Perciò i sacerdoti si devono impegnare in un compito difficile: far capire la gravità del peccato e indicare una via di conversione per far comprendere il vero perdono di Dio.

Papa Francesco, amnistia per i carcerati pentiti

Nella lettera al monsignor Fisichella, papa Francesco parla anche dei carcerati, ritenendo che il Giubileo possa dar loro l'occasione di pentimento, di riconoscimento dei propri crimini per tutti coloro che vogliono reinserirsi nella società in modo onesto. L'indulgenza sarà concessa loro nelle cappelle delle carceri, e inoltre afferma che quando passeranno davanti alle sbarre delle proprie celle e penseranno a Dio, sarà come se passassero per la porta Santa e che quelle sbarre, grazie alla misericordia di Dio potranno diventare uno strumento di libertà.

L'apertura verso i Lefebvriani

Per quanto riguarda i Lefebvriani, il pontefice spera che si possa trovare un accordo con i sacerdoti e i loro superiori, e inoltre concede la validità della confessione ai fedeli della Fraternità San Pio X fatta presso i loro sacerdoti.

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Inoltre, il pontefice fa riferimento agli anziani, ai malati, ai disabili e a tutti coloro che non sono in grado di essere presenti alla Porta Santa. Per loro è un momento di dura prova, ma partecipando alla Messa o alla preghiera comunitaria, anche attraverso mezzi di comunicazione, possono ottenere l'indulgenza giubilare.