Dopo le orrende immagini di Aylan, il bambino siriano giacente inanimato sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, qualche coscienza si è smossa e centinaia di famiglie italiane hanno dichiarato la loro disponibilità ad ospitare/adottare bambini profughi arrivati nel nostro Paese e rimasti soli.

La sede della onlus "Amici dei bambini", di San Giuliano Milanese, riceve continue proposte di famiglie disponibili. Il nome di tale Onlus è tra i primi, quando si compiono ricerche su web, attinenti a queste tematiche.

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Sembra che la Lombardia abbia raggiunto il numero di 256 disponibilità e che ci siano 1800 richieste sull'intero territorio nazionale. E' sicuramente poca cosa, rispetto all'ammirevole offerta islandese di accoglienza (12mila), ma è pur sempre una prova di sensibilizzazione che il popolo italiano dimostra di avere intrapreso. Tale ondata di popolare e spontanea generosità ( che ha già sconfitto i muri che molti vorrebbero alzare) rischia, come spesso avviene in Italia, di scontrarsi con uno dei suoi più potenti e mai sconfitti nemici: la burocrazia.

Semplificare regole per l'affido

Se nulla cambierà, tra le leggi in vigore, probabilmente si andrà verso il nulla di fatto. Le disposizioni attuali assimilano i bambini allontanati -per esigenze di tutela- dal nucleo familiare d'origine, ai bambini (anzi, “i minori” in burocratese) stranieri non accompagnati.

Si sa perfettamente, per via degli innumerevoli precedenti, quanto lungo, oneroso e doloroso sia il percorso per ottenere in adozione un bambino straniero. Basti ricordare il caso dei bambini congolesi, che ha costretto gli aspiranti genitori adottivi a recarsi in Africa ed a restarvi ivi bloccati dalla locale e corrotta burocrazia e che sono stati riportati in Italia con un volo di Stato, dopo una lunga trattativa diplomatica.

Corsa contro il tempo

Stante l'eccezionalità della situazione attuale, occorrerebbe stabilire una “corsia veloce” per questi casi, allo scopo di evitare a questi bambini, che hanno già dovuto superare ostacoli di ogni tipo e crudeltà, il peso della burocrazia nostrana. Basterebbe creare un albo nazionale delle famiglie affidatarie (le attuali adozioni avvengono su base territoriale), al quale iscrivere le famiglie già sottoposte alla verifica dei requisiti necessari, in modo da potere subito indirizzarvi bambini e ragazzi che necessitano di tutto, soprattutto di chi li ami.

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Ad ulteriore conferma di quanto sia necessario velocizzare le procedure d'adozione, è da tenere presente che il 90% delle famiglie che si sono offerte, ha subordinato la propria disponibilità alla condizione di ricevere un bambino di massimo 10 anni, quando la maggioranza dei ragazzi arrivati soli è già in età adolescenziale. Le foto di Aylan hanno creato un'improvvisa ondata emotiva, ma c'è il concreto rischio che molte famiglie poi non completino neppure il previsto corso di accoglimento (per ridurre le differenze culturali) per questi ragazzi. Aylan morirebbe una seconda volta.