Quella di Giacomo Gaglione (1896-1962) è una storia toccante e commovente. Francesco Dora, esperto di Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968) ce l'ha raccontata sull'ultimo numero della nota rivista settimanale GrandHotel. Il Santo originario del Beneventano, oltre a grandi e palesi miracoli, ne compì anche altri meno appariscenti, ma non per questo meno importanti e significativi. Quella di Giacomo Gaglione è una vicenda particolare, un uomo qualunque che un giorno conobbe Padre Pio e, grazie a questo incontro, presto diventerà Beato. A breve vi spiegheremo il perchè. L'uomo era affetto da una grave malattia, la sua vita era difficile e provava rancore nei confronti di Dio per i suoi malanni.

Eppure, la sua profonda rabbia scomparve dinanzi al sorriso del Frate con le stimmate. Da quel fatidico momento, Giacomo cambiò e spese l'intera sua vita ad aiutare gli altri malati.

La storia di Giacomo

La chiesa ha reputato il Gaglione "venerabile" e, come ho già detto, presto inizierà il suo processo di beatificazione. Abbiamo detto che Giacomo era malato, ma di cosa soffriva di preciso? Di una patologia molto grave purtroppo: la poliartride reumatoide deformante. Questo morbo lo rese in breve tempo paralitico. Soffriva dolori indicibili, poteva muovere solamente gli occhi e le mani, questo suo male lo "confinò" alla fine su una sedia speciale con un'inclinazione di 45 gradi. All'epoca, Giacomo era ancora un ragazzo e, spinto e motivato dal suo fervore giovanile, sperava che, nonostante le condizioni critiche, potesse guarire.

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Inoltre, il ragazzo proveniva da una famiglia ricca e furono consultati i migliori medici e specialisti, per tentare tutte le cure possibili. Purtroppo non ci fu nulla da fare e di conseguenza, Giacomo cadde in una profonda depressione. Non voleva più vivere e tentò di uccidersi con delle forbici.

Il ritorno alla vita

Giacomo riacquistò un minimo di speranza quando, nel 1919, lesse sul Mattino di Napoli uno dei primi articoli riguardanti Padre Pio, circa le sue stimmate ed i suoi miracoli. Decise di andare così a San Giovanni Rotondo, per chiedere al frate di essere guarito. Dopo una luna giornata di viaggio, il giovane riuscì a raggiungere il convento dei Cappuccini. Vedendo il giovane, il futuro Santo gli si avvicinò e, come già affermato ad inizio articolo, gli sorrise con una dolcezza disarmante. In quel momento, il cuore di Giacomo cambiò. Non fece alcun cenno circa la sua malattia e neanche alla sua voglia di guarire. Di fronte a quell'uomo che portava sul suo corpo i segni della Passione del Signore, il giovane intuì il mistero ed il valore della sofferenza. Comprese che proprio il dolore fosse  l'elemento che accomunava lui e Padre Pio. Il ragazzo capì che il suo futuro era proprio la sofferenza, ma non un dolore distruttivo, bensì costruttivo: patire per collaborare alla Redenzione di Cristo. Queste furono le dichiarazioni di Gaglione riguardo la sua esperienza: "Padre Pio mi ha tolto una testa e me ne ha messa un'altra".