L'Unione Europea ha emanato nuove linee guida per l'etichettatura dei prodotti provenienti dagli insediamenti illegali israeliani nei territori palestinesi occupati. Le misure riguarderanno prevalentemente frutta, verdura, olio d'oliva, pollame, prodotti biologici e cosmetici. Su questi, l'etichettatura con riferimento agli insediamenti sarà obbligatoria, mentre su altri prodotti sarà facoltativa. Il valore dei traffici commerciali tra Israele e Unione Europea si aggira intorno ai trenta miliardi di euro, e questa misura dovrebbe interessare meno dell'uno per cento degli scambi.

Quali reazioni alle nuove misure

Secondo alti funzionari europei, le misure adottate sono giuste perché i consumatori europei hanno diritto di conoscere l'origine dei prodotti che comprano, soprattutto se in un primo momento sono stati etichettati come israeliani.

Inoltre, questo tipo di distinzione potrebbe aiutare a favorire il processo di pace tra Israele e Palestina. Intanto, il governo israeliano ha vibratamente protestato per l'applicazione delle nuove norme e ha convocato l'ambasciatore dell'Unione Europea, Lars Faaborg-Andersen per avere spiegazioni al riguardo. I leader palestinesi hanno accolto favorevolmente l'iniziativa, sottolineando però che forse sarebbe stato meglio vietare la commercializzazione dei prodotti provenienti dalle colonie.

Non solo business

Etichettare i prodotti provenienti dalle colonie non è solo una questione commerciale e di tutela dei consumatori, ma è anche un modo per fare pressione nei confronti di Israele, per indurlo a frenare la continua costruzione di insediamenti nei territori occupati, che sicuramente non agevolano il processo di pace con i palestinesi.

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Bisogna anche dire che Stati come Gran Bretagna, Danimarca e Belgio, già da alcuni anni hanno introdotto misure per conoscere la vera provenienza dei prodotti etichettati come israeliani. Sicuramente si tratta di un piccolo passo, ma si spera possa essere l'inizio di un dialogo costruttivo tra le parti in conflitto.