Dello storico incontro fra le chiese cristiane e ortodosse svoltosi a L'Avana in campo neutro, a migliaia di chilometri da Roma e Mosca, risulta necessario approfondire meglio i contenuti sviluppati dalla nota congiunta presentata da Papa Francesco e dal Patriarca Kirill. Dopo i saluti di rito, le preghiere e la gioia per essersi ritrovati dopo lo scisma del 1054, il documento entra nel vivo, soffermandosi sulle problematiche comuni fra le due confessioni, sui problemi dei fedeli e sul futuro della civiltà. Consapevoli e rammaricati delle divisioni passate e recenti, frutto delle miserie umane che affliggono l'uomo quando si allontana da Dio, i due Patriarchi rimangono fermamente convinti che un lavoro comune possa essere svolto da entrambe le chiese, per dare un segno di buona volontà e per fare germogliare nel mondo il seme della speranza.

Il discorso si è spostato verso quelle zone del nord Africa e del medio oriente, dove i cristiani vengono perseguitati e i seguaci di Cristo costretti ad abbandonare quelle terre dove la fede comune è nata e ha cominciato a diffondersi.

Le Nazioni Unite

La nota prosegue citando la comunità internazionale, che ha l'obbligo di impedire che questo esodo continui, come al tempo stesso deve premunirsi per porre fine alla violenza e al terrorismo che insanguinano la Siria e l'Iraq, esortando al dialogo le parti in causa a risolvere il problema, trovando una pace rapida e duratura. Il dialogo fra le religioni è fondamentale e darà una grossa mano a risolvere il problema: è inaccettabile che le differenze fra i vari culti monoteisti si trasformino in linfa vitale per fomentare tensioni e violenze.

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Bisogna combattere con tutte le forze le continue diseguaglianze sociali che ogni giorno violentano il pianeta, e occorre spalancare le porte a chi per rifarsi una nuova vita bussa in quelle dei Paesi più ricchi. È stato confermato il concetto sacro di famiglia fondato sul matrimonio fra uomo e donna, rammaricandosi per altre forme di convivenza ormai ad esso equiparate. Viene ribadito un fermo no all'aborto, all'eutanasia e alla fecondazione assistita. Un appello ai giovani è d'obbligo: che sfruttino al meglio le capacità che Dio ha dato loro per migliorare il mondo.

Le critiche della chiesa di Kiev

Lo scontro in Donbass viene deplorato fermamente, assieme a tutte le violenze e le crisi economiche e umanitarie che ha causato a tanta gente pacifica. Tesi che però non hanno convinto la chiesa greco cattolica ucraina, che si sente tradita dalle mezze verità della dichiarazione congiunta, soprattutto nel punto dove si afferma che le Chiese dovrebbero astenersi dal partecipare allo scontro, evitando di parteggiare per un ulteriore sviluppo delle ostilità.

L'Arcivescovo di Kiev Sviatoslav Shevchuk ha così garbatamente criticato: "Il Vaticano è caduto nella trappola della diplomazia ortodossa russa. Non abbiamo mai sostenuto la guerra, che è stata causata non dalla popolazione ucraina, ma dall'aggressione russa. Pur essendo abbastanza delusi dai contenuti della lettera in merito a quanto affermato sul nostro Paese, rinnoviamo l'unione e la comunione con il Santo Padre, frutto della fede e non di qualsivoglia accordo geo-politico".