L'Egitto ha ufficializzato la notizia che Giulio Regeni sarebbe stato ucciso da una banda di criminali specializzati nel rapimento di stranieri. Gli inquirenti egiziani hanno dunque confermato la pista della criminalità comune, specificando in una successiva relazione, come gli stessi malviventi siano stati uccisi al Cairo dalle forze speciali della polizia. La risposta del nostro paese non si è fatta attendere: da Palazzo Chigi ribadiscono che non saranno accettate verità di comodo, auspicando che le indagini in corso facciano piena luce su quanto successo al giovane ricercatore italiano.

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Il ministero dell'Interno egiziano, a conferma della nuova versione dei fatti, pubblica sul proprio profilo Facebook il passaporto, le tessere universitarie e le carte di credito del giovane italiano, nonché il portafoglio e i documenti  ritrovati nell'appartamento di proprietà della sorella di uno dei criminali uccisi.

La tesi egiziana che non convince nessuno

Secondo gli inquirenti egiziani il giovane sarebbe stato torturato e ucciso perché avrebbe resistito alla rapina. Tesi abbastanza inverosimile soprattutto perché manca il movente e i 5 sospetti, essendo morti, non hanno possibilità di potersi difendere.

Ancora lontana la verità sul caso Regeni
Ancora lontana la verità sul caso Regeni

Unanime e bipartisan la reazione della politica italiana, col presidente del Copasir, Giacomo Stucchi che commenta così su Twitter: "Invece di fare piena luce sul caso, il governo egiziano perde del tempo a formulare ricostruzioni fantasiose sulla vicenda. Io mi fido solo del lavoro degli investigatori italiani". Molto polemico il commento del deputato del M5S, Alessandro Di Battista: "Il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, invece di pretendere giustizia per ciò che è successo, rimane in silenzio.

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Probabilmente per il nostro governo sono più importanti il gas e il petrolio rispetto alla sorte di un nostro connazionale barbaramente trucidato". L'ultimo commento è di Paola Regeni, madre di Giulio, che su Facebook ha ricordato al mondo intero che il 23 marzo scorso, suo figlio sarebbe dovuto rientrare dall'Egitto. Invece non tornerà mai più.

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