Annuncio
Annuncio

Come ci si sentirebbe nel sapere che ogni cosa visibile e tangibile è stata accuratamente programmata da qualcuno, in maniera così perfetta da sembrare reale? Anche se può sembrare una teoria fuori da ogni logica e priva di qualsiasi fondamento "razionale", viene presa molto seriamente in considerazione da scienziati di tutto il mondo, che credono possa trattarsi di una concreta possibilità. Proprio questo è stato il tema centrale del dibattito annuale Isaac Asimov, tenutosi presso l'American Museum of Natural History di New York. 

Il dibattito e le teorie

L'evento, condotto da Neil deGrasse Tyson, direttore del museo Hayden Planetarium, ha avuto come protagonisti cinque grandi menti, che hanno discusso della teoria secondo cui potremmo essere circondati da un universo che non è reale, ma che sarebbe stato creato da esseri con un'intelligenza di gran lunga superiore alla nostra. Gli scienziati che hanno preso parte al dibattito sono: Zohreh Davoudi, fisico nucleare presso l'Istituto di Tecnologia del Massachusetts (MIT), Max Tegmark cosmologo del MIT, James Gates fisico dell'Università del Maryland, Lisa Randall, fisico dell'Università di Harvard e il filosofo David Chalmers.

Nel corso della conferenza è emerso che, come razza umana, siamo portati a creare realtà virtuali sempre più complesse, ed è proprio quanto sarebbe potuto capitare a noi, secondo la teoria del filosofo Nick Bostrom.

Advertisement

Addirittura, potrebbe esistere una "catena di universi simulati innestati", dove ogni universo interno potrebbe essere stato simulato da intelligenze che, a loro volta, vivrebbero in una realtà simulata (effetto matrioska). Esiste un modo concreto per sapere se realmente stiamo vivendo in una simulazione? Non proprio, a quanto pare. Secondo il filosofo David Chalmers, ogni prova che potremmo riuscire ad ottenere, sarebbe a sua volta qualcosa di simulato, quindi inconcludente.

Se realmente il nostro universo fosse una simulazione, dovremmo essere in grado di trovare al suo interno anche malfunzionamenti (chiamati "bugs" in termini informatici), sfuggiti alle menti dei "programmatori". In definitiva, per il momento, per quanto tutto ciò possa risultare affascinante e al tempo stesso spaventoso, resta solo una mera teoria.