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A pochi giorni dall'anniversario della Nakba, lo scorso 15 maggio, il Palestinian Central Bureau of Statistics (PCB), ha emesso un bollettino statistico sulla situazione palestinese. La parola Nakba in termini letterari significa catastrofe, ma nel contesto della questione palestinese descrive un processo di pulizia etnica, in cui una nazione disarmata è stata distrutta e la sua popolazione sfollata. Tutto questo avvenne nel 1948 per mano degli israeliani e fu un piano militare congegnato con il consenso di altri paesi.

La successiva occupazione del terreno rimanente della Palestina nel 1967 ha provocato ulteriori tragedie.

La situazione attuale

Nel 1948 circa 1,4 milioni di palestinesi vivevano in 1300 città e villaggi in tutta la Palestina storica, in più di ottocentomila sono stati cacciati dalla loro patria.

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La popolazione mondiale palestinese ammonta attualmente a 12,4 milioni, ciò indica che il numero di palestinesi in tutto il mondo si è moltiplicato di nove volte dall'inizio della Nakba 68 anni fa. Israele continua la sua campagna di "giudaizzazione" di Gerusalemme e della Cisgiordania approvando la costruzione di nuovi insediamenti per i coloni ebrei, e al contrario negando ai palestinesi il diritto di costruire. Le autorità di occupazione israeliane hanno ratificato regolamenti per sostituire i nomi arabi originali nelle strade della città vecchia di Gerusalemme con quelli ebraici. Anche oggi, come nel secolo scorso, le violazioni sono le stesse in termini di confisca delle terre, demolizioni di edifici e spostamento forzato dei residenti palestinesi. Negli ultimi quindici anni circa undicimila palestinesi hanno perso la vita per mano delle forze di occupazione israeliane.

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Israele ha arrestato circa un milione di palestinesi dal 1967, attualmente 7000 sono in stato di detenzione, tra questi anche centinaia di donne e bambini.

L'area della terra storica della Palestina ammonta a circa 27000 km quadrati, gli ebrei israeliani utilizzano più dell'85% della superficie totale dei terreni. I palestinesi comprendono il 48% della popolazione totale e utilizzano meno del 15% della terra. La Palestina soffre di scarsità di acqua e risorse. La situazione è complicata dall'occupazione israeliana prolungata, che controlla la maggior parte delle fonti idriche esistenti e impedisce ai palestinesi il diritto di accedere a proprie fonti d'acqua o alternative. Di conseguenza i palestinesi sono costretti a comprare l'acqua dalla Water Company di Israele (Mekorot). Gli insediamenti israeliani causano danni diretti per l'ambiente, scaricando 40 milioni di metri cubi di acque reflue ogni anno in valli palestinesi e terreni agricoli. La narrazione israeliana si basa sulla falsificazione della cultura, della civiltà e della storia della Palestina, pertanto le autorità di occupazione alterano tesori nazionali palestinesi e monumenti dei tempi antichi.

L'87,3% delle esportazioni sono destinate ad Israele mentre solo il 12,7% ad altri paesi, questa limitazione è causata dalle restrizioni israeliane sulle esportazioni palestinesi, soprattutto dalla Striscia di Gaza.