Con la sentenza che condanna il Ministero della Difesa italiana per omicidio colposo, la Corte d'Appello di Roma segna un precedente giuridico fondamentale. Non tanto per il reato in sé, in quanto di omicidio colposo vengono condannati in tanti, quanto per il significato di questo riconoscimento ai militari che hanno perso la vita per la patria e per le loro famiglie che attendono da anni giustizia. Omicidio colposo per la morte di Salvatore Vacca, il giovane fante del 151esimo reggimento Brigata Sassari, che ha perso la vita per una leucemia dovuta, oggi si può dirlo, all'uranio impoverito.

La battaglia di mamma Giuseppina, dopo 16 anni di domande arriva la risposta

Il suo Salvatore aveva solo 23 anni quando è morto.

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Una morte inspiegabile, almeno sul momento: leucemia. Salvatore però stava bene, prima di partire per la Bosnia. Pesava 80 chili per un metro e 82 d'altezza. Quando tornò ne pesava 50 di chili. Stroncato dagli effetti dell'uranio impoverito, effetti per i quali, scrive la Corte d'Appello "la pericolosità delle sostanze prescinde dalla concentrazione". Per questo il Ministero della Difesa è stato condannato in secondo grado per omicidio colposo, perché non informò Salvatore, né nessuno dei suoi militari, sui rischi cui venivano esposti.

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In particolare, si legge sempre nella sentenza, non si possono negare i legami causali tra le zone in cui si sono recati i militari ammalati e le zone in cui si sono verificati i casi. Militari non informati sui rischi che correvano né sulle precauzioni che avrebbero dovuto prendere.

Un risarcimento milionario che non farà tornare in vita nessuno

Il risarcimento dei danni, per la famiglia di Salvatore, è stato quantificato in quasi 2 milioni di euro.

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Naturalmente questo è giusto, in quanto previsto dalla legge. Tuttavia è facile intuire quanto poco contino i soldi di fronte a quella perdita assurda. E' questo che dice la mamma di Salvatore, per la quale "non saranno i soldi, se mai li dovessero dare, a colmare il dolore che ha lasciato Tore". Mamma Giuseppina ricorda gli anni passati con il figlio, i suoi amici che ancora vanno a trovarla, dice che Tore avrebbe compiuto 40 anni domenica scorsa. E quello che più le fa male è la negazione dell'evidenza durata anni.

Salvatore sta bene le dicevano, ma quando andò in ospedale era già tardi

Una storia commovente e per certi tratti assurda e terribile. La mamma racconta che nonostante il suo Tore dimagrisse a vista d'occhio, dal Ministero continuavano a dire che stava bene, che non era niente. Allora perché la dottoressa del reparto oncologico nel quale fu infine ricoverato disse "Me lo avete portato già morto"? Da lì le scuse, le giustificazioni, il tentativo di incolpare il caso, la sfortuna.

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Salvatore si è ammalato in licenza, dicevano. Ma allora perché, fa notare giustamente mamma Giuseppina, "aveva già tutti quei metalli e quelle sostanze nel sangue?". Domenico Leggero, responsabile dell’Osservatorio militare, ha commentato la sentenza dicendo che questa ha "riacceso le speranze delle famiglie" di tutti quei militari morti senza un perché. Almeno finora.

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