La Turchia dovrebbe essere un prezioso alleato degli Stati Uniti nella guerra al terrorismo. Questo, almeno, nelle intenzioni dell'amministrazione Obama che continua ad intrattenere stretti rapporti con il governo di Ankara per quanto concerne le operazioni militari in Siria. Nei mesi scorsi lo stesso presidente americano si era però dichiarato "preoccupato in merito alla piega autoritarista che sta prendendo il governo turco", citando le restrizioni alla libertà di stampa ed i tanti procedimenti penali nei confronti di cittadini che avevano semplicemente espresso critiche all'operato dell'esecutivo.

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Gli USA hanno bisogno della Turchia

L'ultima conversazione telefonica tra Barack Obama e Recep Tayyp Erdogan è recentissima, i due presidenti si sono dichiarati di "comune accordo" negli sforzi bellici per sconfiggere lo Stato Islamico. In realtà, finora, il ruolo della Turchia nella guerra all'Isis è stato marginale e le operazioni militari condotte da Erdogan in Siria si sono limitate agli attacchi nei confronti delle milizie curde che sono alleate degli Stati Uniti.

Obama ha bisogno di Erdogan, leader di un Paese islamico, nella lotta alle milizie jihadiste: è un dato di fatto. Questa alleanza però sta mettendo a nudo l'ennesimo errore di condotta della politica estera di Washington che, guardando la realtà odierna, dai tempi della seconda guerra in Iraq ad oggi non ha fatto altro che peggiorare le cose nella polveriera del Medio Oriente.

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