L'Asia è uno scacchiere geo-politico estremamente complesso. In questo momento il Medio Oriente è minacciato dall'interminabile guerra siriana, dal fondamentalismo jihadista dell'ISIS e dalle inevitabili turbolenze politiche che si riflettono sulla regione.

Però l'Asia orientale non se la passa molto meglio: l'Afghanistan è ad esempio un paese terrorizzato da continui e spietati attentati rivendicati di volta in volta dai talebani che infestano questo stato.

Soltanto dieci giorni fa tre terroristi si sono camuffati da donne per poter passare inosservati nell'edificio della Corte d'Appello della provincia di Lawgar, aprendo il fuoco sui presenti e uccidendo il procuratore provinciale appena eletto; uno dei talebani ha poi azionato la cintura esplosiva che portava con sé, causando sei morti ed oltre venti feriti.

L'Afghanistan vive una situazione politica interna molto delicata ed è per questo che non può permettersi problemi diplomatici con l'estero.

Specialmente con i suoi vicini, come il Pakistan.

Ma a quanto pare le autorità afgane dovranno invece fare i conti con una serie di nuovi problemi: si è infatti sparsa la notizia che lungo il confine tra Afghanistan e Pakistan, fra domenica e lunedì, sono avvenuti degli scontri a fuoco tra le truppe di confine dei due paesi. Un soldato afgano è morto, mentre varie decine di civili pakistani sono risultati feriti.

L'inatteso confronto militare si è verificato nel trafficatissimo valico di frontiera situato a Torkham, che a seguito di quanto accaduto è stato temporaneamente chiuso.

Perché Afghanistan e Pakistan sono arrivati alle armi

C'è un precedente in quest'escalation delle tensioni tra Afganistan e Pakistan: un mese fa lo stesso valico di Torkham fu chiuso quando le truppe afgane obiettarono la costruzione da parte pakistana di un cancello sul confine.

Di fronte alle lamentele afgane il passaggio rimase chiuso per cinque giorni, tornando poi ad essere in funzione dopo un incontro tra l'ambasciatore afgano Azrat Omar Zakhilwal e il comandante dell'esercito pakistano Raheel Sharif. Tuttavia, stando ai più recenti avvenimenti, evidentemente quell'incontro non risolse del tutto il problema.

Adesso entrambe le parti si accusano a vicenda di quanto accaduto.

Secondo le dichiarazioni pakistane nella notte di lunedì i soldati afgani hanno improvvisamente spento le luci della loro zona di controllo, iniziando a sparare e a bombardare dall'altro lato.

Dalla parte afgana sarebbero arrivati razzi, colpi di mortaio e di artiglieria. Alcuni testimoni hanno detto che un mortaio ha finito per colpire una casa, ferendo sei civili.

Stesse esternazioni dai rappresentanti militari dell'Afganistan, che accusano il vicino Pakistan di aver iniziato ad aprire il fuoco lungo il confine.

A prima vista, tutto questo è accaduto a causa di un cancello. Haroon Chakhansuri, portavoce del presidente afgano Ashraf Ghani, è tornato sul punto in questione, facendo notare che la scelta unilaterale del Pakistan di realizzare quel gate violava gli accordi di lavorare congiuntamente alla costruzione delle strutture di confine.

Il Pakistan si difende affermando che, appena dopo aver iniziato i lavori, la controparte afgana era stata informata come da dovere, sebbene non ci sarebbe stato l'obbligo di avvertire secondo quanto disposto dalle leggi internazionali.

In realtà le relazioni tra i due paesi si sono raffreddate più del dovuto negli ultimi tempi. L'Afghanistan ha infatti incolpato più volte il Pakistan di consentire ai leader talebani di trovare rifugio sul suo territorio. Quest'ultimo ha così risposto inasprendo i controlli sugli afgani che vogliono trasferirsi in Pakistan per questioni di studio o lavoro. Ciò ha sicuramente creato un terreno fertile per gli scontri degli ultimi giorni

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