E' il Garante dell'Infanzia e dell'adolescenza della Campania, Cesare Romano, a far luce su un tragica ed inquietante realtà: maltrattamenti e abusi di minori in famiglia. Da una ricerca condotta, risultano testimonianze dirette e indirette di circa 200 incesti. Violenze che i bambini hanno subìto in famiglia, tra le mura domestiche, spesso considerate come "normali" perché diffuse. La ricerca ha riguardato solo alcuni quartieri di Napoli e provincia, ma i risultati sembrano essere molto preoccupanti.

I risultati della ricerca

E' la prima ricercasugli abusi intrafamiliari.

E' stata condotta dal 2013 al 2014.Si è svolta attraverso questionari anonimi e ha coperto 45 Comuni e 31 Ambiti territoriali. Le vittime risultano essereper lo più minori in fase preadolescienziale, l'80%, e di questi l'87%, sono bambine tra i 6 e i 10 anni. Purtroppo le violenze domestiche sono quelle più sommerse, perché le vittime hanno difficoltà adenunciare essendo trattenute dai vincoli familiari. Lo scopo della ricerca, ha dichiarato il Garante è quello "di far luce su un fenomeno consistente e sommerso, per evidenziarne le dimensioni; ci sono zone in cui l'abuso sessuale, l'incesto è considerato elevata normalità". E ancora "Vogliamo accendere i riflettori su questofenomeno e fare qualcosa che non sia solo un approfondimento ma soprattutto prevenzione e contrasto a un fenomeno che va sicuramente combattuto".

Dati statistici

E' difficile raccogliere dati sulla diffusione dell'incesto, perché queste violenze sono coperte da un velo di silenzio, di omertà, datentativi di copertura da parte dei membri della famiglia, o almeno da chi ne è a conoscenza.

Le cifre dunque sono sottostimate, le vittime non riescono a parlare ed i familiari non denunciano. Da ricerche a livello mondale risulta che il 43% dei bambini abusati lo sono da parte di un familiare, il 33% da parte di un conoscente di cui hanno fiducia e solo il 24% da parte di estranei. Gli abusanti sonooltre ai genitori, zii o nonni o comunque una figura sostitutiva del padre, convivente o patrigno.

La vittima ha paura di non essere creduta e soprattutto pensa di essere colpevole,responsabile e di essere punita. Numerose ricerche dimostrano inoltre che le vittime non riescono a ricordare con precisione l'abuso.