Errore umano, questa è la parola più ascoltata nei vari telegiornali che in questi giorni stanno facendo il resoconto delle vittime e delle cause del terribile incidente ferroviario sulla tratta Bari nord, fra Corato e Andria, che nella giornata di martedì 12 luglio ha cambiato per sempre la regione Puglia e tutta l'Italia. Mentre giungono anche storie di chi ce l'ha fatta, come il piccolo Samuele di 6 anni salvato dai vigili del fuoco, è già pronto il capro espiatorio.

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Si chiama Vito Piccarreta, il capostazione di Andria. L'uomo è stato sospeso dal servizio ed è attualmente indagato. Un atto dovuto, si dice in questi casi. Vito non ce la fa però a sostenere il peso di questa colpa, di tutte quelle vittime, e si difende attraverso le pagine dei quotidiani: "certo che l'ho alzata quella paletta", dice, "ma non è solo colpa mia".

180 milioni di euro stanziati per adeguare i binari, si poteva evitare la strage?

Certo che non è solo colpa sua, questo è ovvio.

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E non lo è per diversi motivi. A cominciare da quello che lo stesso procuratore di Trani, Francesco Giannella, spiega: a prescindere dal fatto che il capostazione abbia dato via libera, "comunque sia andata, quel treno su quel binario non doveva esserci". Lo aveva stabilito anche l'Unione Europea, quella stessa Unione per la quale ci facciamo belli agli occhi del mondo, dalla quale sembra che non vogliamo mai staccarci ma le cui direttive continuiamo ad ignorare.

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Cronaca Nera

Con la direttiva recepita nel decreto legislativo 112/2015 l'Europa ci imponeva di adeguare tutte le reti ferroviarie. Aveva anche stanziato dei fondi, ben 180 milioni di euro. L'indicazione era quella di modernizzare le tratte a binario unico, come quella di Bari. In diverse regioni quali il Trentino Alto Adige e la Lombardia questo era stato già fatto, a spese degli enti locali; in Puglia e in molte altre regioni no. Quei soldi servivano proprio a questo. Dove sono finiti?

I politici sul luogo del disastro, ma in Parlamento non fu mai emanato il decreto che poteva evitare la strage

In queste ore assistiamo a comunicati stampa, interviste sul luogo del disastro e promesse da parte di quei politici che avrebbero dovuto e potuto agire molto prima. Risale al 15 gennaio scorso il termine ultimo per l'emanazione del decreto che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avrebbe dovuto promulgare per indicare l'elenco delle tratte da modificare con l'uso di quei soldi.

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Un decreto mai emanato. Lo spiegano bene "Libero" e "Il Fatto Quotidiano". Sul sito delle Ferrovie Nord Barese si può ancora trovare un documento che assicura come la linea Corato-Andria sarebbe stata adeguata. Il collaudo avrebbe dovuto essere fatto il 1 ottobre del 2015, ma i lavori non sono mai partiti. E' inutile promulgare leggi, ancorché giuste, come il reato di omicidio stradale, o ricevere fondi europei se poi quelle stesse leggi non vengono applicate e i fondi utilizzati.

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Martedì 12 luglio, se il programma fosse stato rispettato, quei due treni sarebbero passati l'uno accanto all'altro, trasportando storie, vite, sogni e speranze di chi viaggiava fidandosi delle ferrovie. Confidando che un incidente del genere non sarebbe mai potuto accadere. Il terribile dubbio, oggi, è che quel maledetto disastro avrebbe potuto davvero non avvenire.

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