La condanna alla pena di morte è uno strumento punitivo sempre più utilizzato in Arabia Saudita: nel 2016 la monarchia assoluta del Golfo Persico ha, infatti, fatto registrare già 99 condanne di questo tipo. Un trend che preoccupa le organizzazioni dei diritti umani come Amnesty International, che ha fatto notare come nel Regno d'impronta islamica il numero dei condannati sia in ascesa, soprattutto se si considera che mancano ancora molti mesi alla fine dell'anno e che nel 2015 la pena capitale è stata impiegata in 158 occasioni.

Considerando i dati di Amnesty relativi all'anno scorso, l'89% delle esecuzioni mondiali si è verificato in appena tre stati:Arabia Saudita, Iran e Pakistan. Quest'ultimo paese, accusato recentemente dagli Stati Uniti di essere uno sponsor del terrorismo, si è classificato al quinto posto per condanne di morte, mentre i primi due sono risultati, per il secondo anno di fila, quelli che hanno decretato il maggior numero di esecuzioni in Medio Oriente.

I numeri dell'Arabia Saudita, comunque, sono surclassati da quelli dell'Iran, che nel 2015 ha condannato a morte almeno 977 persone, e da quelli della Cina, le cui statistiche non sono più riportate per protesta da Amnesty, la quale ritiene che nel paese siano annualmente uccisimigliaia di civili.

Decapitazioni pubbliche in Arabia Saudita

In Arabia Saudita si può essere condannati alla pena capitale per una serie di reati: omicidio, stupro, traffico di droga, adulterio, fino alla blasfemia e all'apostasia, cioè il ripudio della propria religione in favore di un'altra.

Ciò che segue ad azioni di questo tipo è nella maggior parte dei casi una decapitazione eseguita pubblicamente in piazza, in modo che il tutto sia da buon esempio per i cittadini.

Queste decapitazioni hanno acquisito una sempre più forte risonanza mediatica: sono ormai anni che le organizzazioni non governative stanno facendo pressioni affinché vengano abolite punizioni di questo genere. Sara Hashah, portavoce di Amnesty per il Nord Africa e il Medio Oriente, ha detto senza mezzi termini all'Indipendent che 'In Arabia Saudita, dove le persone sono regolarmente condannate a morte in seguito a processi fortemente iniqui, abbiamo visto un aumento del numero di esecuzioni negli ultimi due anni. E' giunto il tempo che le autorità saudite pongano fine immediatamente a questa forma di punizione crudele, inumana e degradante'.

La decapitazione come forma della shari'a

La decapitazione rientra in quelle forme di punizione che in alcuni paesi arabi è considerata come un'accurata interpretazione della shari'a, cioè la legge sacra dell'Islam, la quale include il concetto di qisas, inteso come vendetta o 'occhio per occhio'. La situazione turbolenta che sta vivendo il Medio Oriente non ha certamente favorito una diminuzione delle pene capitali: secondo alcuni analisti, il numero crescente delle esecuzioni va interpretato anche come una specie di risposta giudiziaria all'instabilità regionale.

Dopo aver fermato le esecuzioni capitali per otto anni, anche la Giordania ha riportato in vigore la pena di morte nel dicembre 2014, quando le autorità locali condannarono a morte 11 persone con l'accusa di omicidio.

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