Giuseppe Povia, al Festival di Sanremo del 2005, inneggiava all’innocenza dei bambini cantando “Se c’è una cosa che ora so, ma che mai più io rivedrò, è un lupo nero che da un bacino a un agnellino”. Il lupo nero di questa triste storia si chiama Milena Cares, coordinatrice 34enne della struttura infantile sotto accusa: questa mattina la donna è finita in manette per maltrattamenti, percosse e lesioni ai danni di bambini dai due mesi ai due anni. Insieme a lei in arresto anche il titolare dell'asilo nido Baby World di Bicocca, il Sig.

Enrico Piroddi. Le violenze sono documentate dalle riprese dalle telecamere di videosorveglianza con le quali i carabinieri del comando provinciale di Milano, ormai da mesi, tenevano sotto controllo la situazione.

La posizione dei due è aggravata dall’arresto in flagranza di reato, in quanto le suddette telecamere sono state fondamentali per incastrarli: i militari del comando assistendo in diretta ad una delle tante violenze hanno proceduto istantaneamente. La donna è attualmente ai domiciliari, disposti dal gip Stefania Pepe, mentre il titolare è stato rilasciato con interdizione allo svolgimento dell’attività per un anno.

Sono momentaneamente indagate anche altre due maestre dell’asilo, delle quali si sta valutando la posizione.

Maestre si, maestre no

Per una maestra senza scrupoli e senza cuore, ce ne sono due che fanno giustizia. Il comando di carabinieri ha infatti fatto partire le indagini in seguito alla segnalazione di due ex educatrici che hanno riferito di una serie di spiacevoli eventi dei quali sono state testimoni: tornate all'asilo per ritirare dei documenti hanno visto con i propri occhi uno dei citati atti di violenza.

Il resoconto di quanto ripreso è agghiacciante: schiaffi, pugni, bimbi legati più volte alle sedie con l’aiuto di cinghie e un morso umano refertato in ospedale. Il peso delle menzogne è disumano, ad ogni richiesta dei genitori riguardo le lesioni riportate dai bambini, l’omertà si impossessava delle collaboratrici dell’asilo. Nessuno ha mai parlato, nessuno ha mai pensato di dire la verità. I bambini sono stati insultati, imboccati con forza e varie volte rinchiusi in uno stanzino buio dove sarebbero stati trattenuti a lungo nonostante i pianti e le urla disperate.

I segni indelebili del dolore

Ciò che le associazioni per la difesa dei più piccoli intimano di continuo è il saper cogliere i segnali. A tal proposito il Telefono Azzurro ha persino istituito la prima rete anti abuso: il progetto formerà medici di base e pediatri nel riconoscimento del fenomeno. I bambini vengono messi a rischio mentalmente oltre che fisicamente. Le ferite sul corpo vanno via, ma quelle nella testa sono difficili da cancellare. Non è una cicatrice, quella che si crea, ma un solco profondo: una voragine. Le mani che ti piombano addosso lasciando il rosso delle dita sulla tua guancia non le cancelli nemmeno con anni e anni di percorsi terapeutico.

Chissà se ad essere più colpevoli sono coloro che i colpi li hanno assestati, o quelli che li hanno omertosamente coperti. Nascondere la verità, senza pensare nemmeno per un attimo a dare voce a delle anime innocenti che della voce sono stati privati per troppo tempo, è un'azione ignobile. Chissà come hanno fatto, questi colpevoli, a dimenticare che i bambini hannobisogno sempre di un raggio di sole ad illuminargli il volto, piuttosto che le tenebre di un'aula buia.

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