Sembra sia vicinissima una svolta nelle indagini sull'omicidio di Gianna Del Gaudio, uccisa a coltellate il 26 agosto scorso nella villa in cui viveva con il marito, Antonio Tizzani.Unico indagato, come atto dovuto, proprio il marito della donna. Nonostante si tratti di una procedura d'ufficio, utile al reperimento di tutte le informazioni per il proseguimento delle indagini, Antonio Tizzani ha da subito destato non poche perplessità negli inquirenti.

Non si è mai sottratto alle domande della stampa, finendo inevitabilmente con l'avere i riflettori puntati su ogni dichiarazione resa.

Ad ogni intervista ha aggiuntodettagli nuovi, tenendo comunque in vita la tesi della sua assenza sul luogo del delitto (la cucina) poiché intento a curare il giardino esterno. Resta in vita anche la tesi dell'uomo incappucciato che sarebbe, secondo i familiari della Del Gaudio, il responsabile del delitto.

Un coltello a casa del figlio

Il rebus dell'arma del delitto potrebbe essere risolto a breve in seguito al ritrovamento, in casa di uno dei figli, nella stanza in cui ora alloggia il Tizzani, di un coltello a serramanico.

L'arma, contenuta in un marsupio, risulterebbe compatibile con la ferita mortale presente sulla gola della donna. Il reperto è stato consegnato ai Ris di Parma per i rilievi di rito.

Quei sorrisi che non convincono

Posto che ogni essere umano reagisce in un modo soggettivo e non classificabile al dolore di un lutto, è comunque degno di nota l'atteggiamento tenuto da Antonio Tizzani durante le sue uscite di fronte alla stampa: sorrisi che non convincono in primo luogo gli inquirenti.Come può anche solo accennare un sorriso chi ha perso sua mogliein un modo così brutale?

Interrogativo che si somma a una serie di indizi che da un momento all'altro potrebbero trovare conferma.La professoressa Del Gaudio, secondo la ricostruzione della dinamica fatta dai carabinieri del nucleo di Bergamo, sarebbe stata uccisa senza poter vedere in viso il suo assassino, colta alle spalle con un fendente letale all'altezza del collo.

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