Aveva messo in piedi un vero e proprio impero economico e finanziario. Società, immobili di vario tipo, terreni, fabbricati, conti correnti e ricchezze di ogni sorta, tutti riconducibili ad Antonio Cuppari, sono stati confiscati ieri mattina dagli uomini della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dello Scico di Roma, sotto coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Il valore complessivo dei beni si aggira intorno ai 217 milioni di euro e comprende anche il complesso turistico "Gioiello del Mare" di Brancaleone, 137 fabbricati, 4 società commerciali, 26 veicoli e 51 terreni.

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L’operazione della Guardia di Finanza

Cuppari era già noto alle forze dell’ordine. Nel 2013, quando scattò l’operazione “Metropolis”, finì in manette con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso. Condannato a dieci anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, l’imprenditore, secondo gli inquirenti, sarebbe contiguo e funzionale alla cosca Morabito di Africo, della quale farebbe parte dal 2006.

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Per nome e per conto della potentissima ‘ndrina, Cuppari conduceva affari e business di vario tipo, facendo leva sugli strumenti tipicamente in uso alle consorterie mafiose per fare piccioli: prestigio criminale, violenza e forza intimidatoria. Il provvedimento di confisca, ordinato dal tribunale di Reggio Calabria, sezione Misure di Prevenzione, è il frutto di una complessa attività investigativa che ha certificato un’infondata discrepanza tra il reddito dichiarato e le reali disponibilità economiche e patrimoniali di Cuppari. Nei confronti dell’imprenditore di Brancaleone è stata applicata anche la misura di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

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Calabria

La ‘ndrina Morabito

La consorteria criminale dei Morabito-Bruzzaniti-Palamara, regnante nel territorio di Africo, dispone di ramificazioni criminali in Sud America, mezza Europa e diversi stati africani. Capo indiscusso del clan è stato, fino al 2004 Giuseppe Morabito, meglio noto come u tiradrittu. Era lui, in quell’epoca, il ricercato numero uno tra i latitanti calabresi. Dotato di un prestigio criminale indiscusso e coinvolto nella strage di Locri del 1967 perché era stato scavalcato in un affare di sigarette di contrabbando, u tiradrittu e il suo clan a partire dagli anni Ottanta iniziano ad occuparsi principalmente di narcotraffico internazionale .

Tra le altre cose, nel 2003, con l’operazione Armonia, è stata scoperta l’esistenza di un’associazione mafiosa denominata Crimine, che unisce i locali della zona jonica della provincia di Reggio Calabria. Al vertice c’era proprio Giuseppe Morabito. Arrestato il 18 febbraio 2004, u tiraddrittu, secondo la commissione parlamentare antimafia sarebbe stato anche più importante dell’ex superlatitante Bernardo Provenzano, capo di Cosa nostra.

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