Solo 8 condanne, con pena sospesa, per i rimanenti 15 imputati del maxiprocesso sugli effetti causati sui lavoratori del petrolchimico di Ravenna, dall’esposizione all’Amianto. Sono ex dirigenti di vari stabilimenti. All’inizio erano 56, accusati di reati ambientali, malattie e decessi dovuti all’amianto. Imputazioni tutte ridotte alla sola accusa di esposizione lavorativa all’amianto.

Il processo è iniziato circa due anni fa ma i fatti sono relativi a trent’anni di attività dell’azienda ravennate. Secondo la procura, tra il 1957 e il 1985, si sono verificate decine di decessi e malattie nel petrolchimico, tra cui almeno 70, dovute all’inalazione di fibre di amianto da parte degli operai impiegati nella lavorazione.

Infatti, l’amianto è un minerale filamentoso, la cui pericolosità è legata alla struttura fibrosa della sostanza, che deteriorandosi disperde nell’aria le cosiddette “spine” che, se inalate, possono causare alterazioni gravi, spesso letali, a livello dell’apparato respiratorio e polmonare anche a distanza di molti anni.

Duemila morti nella città d'Amianto

Lo sapevano bene, e tacevano, proprietari e dirigenti delle aziende produttrici di amianto, tra cui quella che produceva il famoso Eternit a Casale Monferrato. La “città di Eternit” conta, finora, oltre 2mila morti. Cifra destinata, secondo l’Iss, a raggiungere l’apice nel 2020, quando gli operai più giovani e i bambini che negli anni ’60 - ’70 vivevano nella città d’amianto, supereranno il periodo di latenza.

Per lo “sterminio di massa”, dopo 16 anni di processo, è stato condannato a 18 anni solo uno dei due proprietari dell’azienda, Stephan Schmidheiny ma per soli reati ambientali, nel frattempo prescritti.

Come per prescrizione sono stati assolti molti dell’imputati del maxiprocesso del petrolchimico di Ravenna. Tra la delusione dei parenti delle vittime: “I morti non trovano giustizia” e il, già annunciato, ricorso in appello del presidente dell’associazione esposti amianto, Vito Totire.

Perché fa così paura l’amianto?

Le conseguenze dell'esposizione all'amianto sono illustrate sul sito dell'Inail nella sezione amianto

  • Placche pleuriche. Sono le lesioni polmonari più frequenti causate dall’amianto, non si trasformano in cancro e generalmente non creano problemi di salute. (Esposizione medio-alta per tempi prolungati).
  • Asbestosi (progressivo ispessimento del tessuto connettivo). È una malattia polmonare caratterizzata dalla cicatrizzazione del tessuto polmonare. Il decorso è progressivo. Presenta insufficienza respiratoria, alterazione della funzionalità polmonare e, nei casi più gravi, invalidità respiratoria. Le persone con questa patologia hanno maggiori possibilità di contrarre cancro polmonare. (Esposizione medio-alta per tempi prolungati).
  • Cancro polmonare o carcinoma bronchiale. Non si differenzia molto dalle forma di cancro polmonare provocato da altri fattori tranne che per l’aumento di rischio nei fumatori esposti all’amianto. Si manifesta dopo 15-20 dall’esposizione. Esistono delle possibilità di trattamento: intervento chirurgico, radioterapia e chemioterapia. Ma la prognosi è spesso sfavorevole.
  • Mesotelioma (tumore maligno della pleura e del peritoneo). Latenza tra i 25 e i 40 anni. È il peggiore di tutti. Colpisce la pleura e qualche volta il peritoneo. Le conoscenze mediche attuali non permettono di stabilire un livello di esposizione minimo a fibre di amianto al di sotto del quale non sussista il rischio di contrarre il mesotelioma, patologia dal decorso rapido e mortale